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Lettera aperta agli studenti di Terza media

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Cari allievi che vi state cimentando in questi giorni con gli esami del primo ciclo di istruzione, vi scrivo solo poche parole per rammentare, a chi scrive e a chi legge, che questo importante momento educativo è il primo vero esame della vostra vita e non sarà di certo l’ultimo. Non solo: l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione è una prova complessa (quattro prove scritte, Invalsi e colloquio interdisciplinare) che comporta delle difficoltà.
Più delle cose che si studiano, conta il come le si studia.
Non è facile, ma tant’è che conoscere le difficoltà è pertanto il modo migliore per affrontarle.
Con il denaro si compra tutto, ma non la conoscenza: il sapere è frutto di una faticosa conquista che nessuno può compiere al posto nostro.
Serve impegno, serve costanza, difatti la parola scuola, dal greco scholazein, vuol dire occuparsi di una cosa per diletto. Dinanzi alle difficoltà, ci sono sì le scorciatoie, come quella deplorevole e diseducativa di copiare dagli altri, ma sono espedienti che non portano da nessuna parte perché le bugie hanno le gambe corte.
Diciamolo: copiare è una cosa illegale che restituisce di sé una bruttissima immagine. Copiare è fingere di avere ciò che non si ha nella vana speranza che nessuno se ne accorga.
Dante Alighieri ha scritto nella Divina Commedia: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle il salir e lo scender l’altrui scale”.
Vuol dire che si sta male quando la vostra vita dipende dagli altri perché se sai, sei; se non sai, sei sempre in balia di altri.
La preparazione non è qualcosa che si compra al mercatino un po’ all’etto, non piove dal cielo, non la regalano in televisione o su facebook, ma si acquista lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire: qualunque cosa facciate, occorre che vi ci dedichiate. Ognuno di voi ha un talento, ma non potete conoscerlo se non vi esercitate o se accettate di ignorare ciò che vi accorgete di non sapere.
L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti è la persona rimasta per più tempo nello spazio: sette mesi. Quando era bambina, guardando le stelle, ha asserito: “Il mio sogno è vederle da vicino”. Ce l’ha fatta, ma dopo due lauree e qualche master. Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. E non avrete successo al primo tentativo: il primo Harry Potter di Rowling è stato rifiutato dodici volte e Michael Jordan è stato espulso dalla squadra di basket alle scuole superiori prima di diventare un grande campione.
Morale: l’improvvisazione nella vita non paga e nessuno ci regala niente.
Non voglio più tediarvi e chiudo con una massima che, a mio avviso, dovrebbe essere affissa nell’atrio di ogni comunità educante: “Non studiamo per la scuola, ma studiamo per la vita.” E’ un aforisma dello scrittore latino Lucio Anneo Seneca e ammonisce che compito della scuola non è il diploma, ma l’occasione per imparare a essere cittadini migliori che costruiscono ponti e non muri. Buon esame, buona vita.

Enzo Bubbo

Icotea