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L’oscuro lavoro fuori classe dei docenti pagato 3-4 euro l’ora, almeno la formazione va retribuita: le richieste della Gilda a Bianchi

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Un incremento stipendiale irrisorio che si esaurirà molto presto e che non rende affatto merito alla mole di lavoro che grava sulle spalle dei docenti: con queste parole Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Fgu-Gilda degli Insegnanti, ha aperto il suo intervento con il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sull’Atto di indirizzo del nuovo contratto del pubblico impiego presentato il 1° febbraio ai sindacati.

I docenti lavorano non meno di 36 ore a settimana

La media delle ore di servizio effettivo prestato dagli insegnanti è di 36 – spiega il coordinatore nazionale della Fgu-Gilda citando la recente indagine condotta dall’Osservatorio sui conti pubblici – e la maggior parte di queste ore non viene retribuita, perché i pagamenti ricevuti dagli insegnanti attingendo al modestissimo fondo delle scuole sono spesso forfettari. Ciò significa che molti lavorano per cifre di 3-4 euro l’ora”.

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“A ciò – continua il numero uno della Gilda – si aggiunge il disagio enorme provocato dall’orario di lavoro, che non è continuativo ma sottoposto a un continuo spezzettamento”.

Qualche tempo fa, un lettore della Tecnica della Scuola ha conteggiato la mole di impegni che un insegnante deve portare avanti quotidianamente, arrivando a conteggiare “70 ore effettive di lavoro settimanale”.

L’aggiornamento va remunerato

Il coordinatore della Gilda ha anche fatto riferimento a formazione e aggiornamento del personale scolastico: “Anche questo impegno va retribuito. Se nel contratto si stabilisce di inserire 25 ore di aggiornamento per il personale docente, posto che un’ora costa 17 euro più il 24% lordo stato, moltiplicando questa somma per gli 800mila insegnanti in servizio nelle nostre scuole, risulta necessario mezzo miliardo di euro l’anno in più per retribuire la formazione”. Quindi, per il sindacato ogni dipendente scolastico dovrebbe percepire non meno di 400 euro per formarsi.

Servono più fondi

“Senza soldi sufficienti – sottolinea Di Meglio – diventa difficile sia l’aumento delle retribuzioni base, sia realizzare progetti per migliorare la scuola. Ci auguriamo, dunque, che colà dove si puote, si aprano i cordoni della borsa”.

Solo qualche giorno fa, lo stesso sindacalista della Gilda aveva detto, nel corso di un incontro al Senato sul reclutamento nella scuola, che “se diamo 1.300 euro al mese a un insegnante, poi non ci domandiamo perché questo insegnante non si sposta da Caltanissetta per andare in nord Italia”.

Le sanzioni non tocchino la libertà di insegnare

Tra le questioni affrontate dal coordinatore nazionale della Fgu-Gilda, anche quella relativa alle sanzioni disciplinari: secondo Di Meglio, “non devono mai andare ad incidere sulla libertà di insegnamento che deve essere sempre garantita”, ha ricordato il sindacalista sottolineando la necessità di distinguere i ruoli di inquisitore e giudice e di istituire organismi di conciliazione per riuscire a diminuire il contenzioso alimentato da norme di legge sempre meno chiare.

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