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Mozart non fa miracoli: ascoltarlo non migliora le capacità intellettive degli alunni

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Far ascoltare musica ai bambini in età pre-scolare, soprattutto la classica ed in particolare quella di Mozart, non sembra avere quell’effetto miracoloso sullo sviluppo della psiche che per decenni gli esperti statunitensi hanno dato per certo: dopo quindici anni di ricerche, gli scienziati hanno concluso che l’esperimento effettuato nel 1993 dall’Università della California – secondo il quale l’ascolto delle opere del musicista austriaco migliora le capacità intellettive – non ha alcuna base solida.
L’esperimento venne condotto su 36 studenti, metà dei quali sottoposta all’ascolto della Sonata per due Pianoforti in Re maggiore e metà mantenuti in una stanza silenziosa o con musica diversa: i vantaggi psichici derivanti dall’ascolto della musica di Mozart furono provati dal fatto che il primo gruppo dimostrò risultati migliori in un successivo test di ragionamento analitico. Da quel momento in poi diversi asili e scuole statunitensi furono indotti ad utilizzare la musica classica nelle aule. Lo stato della Georgia arrivò al punto di regalare alle neo-mamme un cd gratis.
A distanza di tanto tempo giungono oggi risultanze molto diverse: a determinarle è stata la Facoltà di psicologia del, da dove è partito un approfondito studio sugli oltre 40 studi condotti dal 1993 in tutto il mondo per cercare di replicare il risultato. Ebbene, con estrema meraviglia hanno scoperto che in nessuna circostanza fu riscontrata una prova evidente che confermava lo sbalorditivo fenomeno descritto in California. Significativo, in tal senso, il commento di Jakob Pietschnig, responsabile della ricerca dell’ateneo austriaco: “coloro che sono sottoposti all’ascolto di musica qualsiasi ottennero risultati migliori che non il gruppo mantenuto in silenzio, ma sapevamo già che le persone avevano una perfomance migliore se sottoposte a uno stimolo. Raccomando a tutti di ascoltare Mozart, ma questo non migliorerà le capacità cognitive come qualcuno spera“. Il miglioramento dello stato intellettivo di un giovane, quindi, deriverebbe non dalle note di una definita musica, anche se unica e geniale, ma più in generale dall’effetto prodotto da uno stimolo particolarmente brillante proveniente dall’esterno