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Nidi pubblici, la maglia nera a Calabria e Campania: accolti solo 2 bimbi su 100

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Nel nostro Paese vi sono 10 milioni di bambini, under sei, ma anche “una diffusa inadeguatezza di servizi all`infanzia fondamentali”, come i nidi per i più piccoli, da 0 a 2 anni: a sostenerlo, attraverso oltre 70 ‘mappe’ stampate all’interno dell’Atlante dell’Infanzia di Save the Children. Secondo l’associazione in fondo alla lista ci sono Calabria e Campania con solo 2 bambini su 100 fra 0 e 2 anni presi in carico dai nidi pubblici; seguono Puglia (3,9) e Molise (4,3). Più virtuose Valle D’Aosta ed Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 20% dei piccoli fra 0 e 2 anni, seguite da Umbria (18%), Toscana (16,9%) e Trentino (15,3%).
“L`Atlante dell’Infanzia di Save the Children – ha detto il direttore generale Valerio Neri – conferma come nascere e vivere in una parte del nostro paese piuttosto che in un’altra equivalga a maggiori o minori opportunità per un bambino. Come se non ci fosse una Italia dell`infanzia ma decine d`Italie diverse”.
Il dato “conferma come nascere e vivere in una parte del nostro Paese piuttosto che in un’altra equivalga a maggiori o minori opportunità per un bambino. Come se non ci fosse una Italia dell`infanzia ma decine d`Italie diverse”, sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. Secondo il rappresentante dell’associazione questi dati rappresentano l’ennesimo “esempio lampante” sulle “differenze anche abissali nella spesa sociale provinciale procapite per asili nido e altri servizi per l`infanzia”. E infatti secondo l’Atlante si va da Trieste, in testa alla classifica con 108 euro pro-capite, a province meno virtuose del Nord come Piacenza (10 euro e 50), a quelle in fondo alla classifica come Benevento, Crotone, Avellino e Catanzaro dove i Comuni spendono meno di 2 euro per cittadino.
E la stessa figura del Garante dell`Infanzia è presente a macchia di leopardo, con 3 regioni, Valle D`Aosta, Sardegna e Sicilia, che non lo hanno previsto per legge.
“L’impressione è che questo “tesoro” di bambini sia sempre più spesso seriamente minacciato”, conclude il Direttore generale Save the Children Italia, avvertendo che per questo sono “improcrastinabili” la nomina del Garante Nazionale dell`Infanzia e il varo di un Piano Nazionale Infanzia mancante dal 2004, oltre alla nomina e riconvocazione dell`Osservatorio Nazionale Infanzia, di cui è scaduto il mandato ad agosto 2010.

I pericoli sull’istruzione dei nostri giovani non riguardano, inoltre, solo l’infanzia. Sempre secondo Save the Children “quello educativo è un percorso che può iniziare con difficoltà per poi a volte interrompersi prematuramente”: nel Sud Italia, in particolare in Sardegna e in Sicilia, la percentuale di interruzioni formalizzate e abbandoni scolastici è, rispettivamente dell`8,3% (su 100 iscritti per i 5 anni di scuola di II grado, nell`anno 2008-2009) e del 6,6%. Al Nord si segnala la Liguria con il 5,4% di interruzioni ed abbandoni.
Secondo la senatrice del Pd Maria Antezza “a venti anni dall’approvazione da parte dell’Onu della Convenzione sui diritti dei bambini siamo in presenza di un Piano nazionale per l’infanzia tardivo ed inadeguato, sul quale il Partito Democratico ha avanzato alcune proposte migliorative, tra cui quella di riconoscere concretamente i bambini come soggetto di diritti e non come oggetto del desiderio degli alunni”.  “Come ha affermato autorevolmente il Presidente Napolitano – ha proseguito la parlamentare –  non è sufficiente che certi diritti siano sanciti formalmente nelle Convenzioni internazionali e nelle legislazioni nazionali. E’ necessario che essi trovino piena e concreta attuazione. Dunque, il compito di tutti, in particolare delle Istituzioni e della politica, è quello di rafforzare l’impegno collettivo, affinché vengano assicurati ai bambini  i loro diritti inalienabili e vengano garantite prospettive per il loro futuro”.