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Nuove tecnologie, arrivano i robot segugi

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Stiamo assistendo ad importanti passi in avanti nell’utilizzo dei robot, finalizzato, in prospettiva, al miglioramento della nostra vita quotidiana.

L’ultimo ritrovato in materia è quello di un gruppo di scienziati, che sono riusciti nell’intento di far guidare ad una falena un’automobile in miniatura orientandosi con l’odore.

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L’esperimento,  pubblicato sul Journal of Visualized Experiments e sul sul sito di Science, è stato realizzato dai ricercatori coordinati da Ryohei Kanzaki, dell’università di Tokyo, apre la strada, di fatto, ai Cyborg, cioè ai robot viventi a metà tra macchine ed organismi.

Un primo passo importante, dunque, verso una nuova famiglia di robot segugi da utilizzare in diversi ambiti scientifici, ad esempio per cercare le vittime di disastri, o per trovare i nascondigli di droghe ed esplosivi o ancora per scoprire perdite di sostanze pericolose.

Nello specifico esperimento, una farfalla del baco da seta è stata legata all’interno di una cabina di guida di una piccola macchina costruita appositamente, in modo che le zampe fossero libere di muoversi su una pallina gonfiabile: usando le sue antenne sensibili agli odori, ha rilevato la presenza di feromoni sessuali di una femmina della stessa specie e procedendo verso di essi è riuscita a manovrare il robot. Utilizzando sensori ottici, la macchina ha seguito il movimento della pallina e si è mossa nella stessa direzione.

Sono state fatte diverse prove con diversi esemplari, e quelli che hanno pilotato il veicolo hanno raggiunto l’obiettivo con qualche secondo di ritardo rispetto a chi si poteva muovere liberamente.

Gli scienziati ipotizzano che con macchine più facili da controllare si aprirebbe la strada a nuovi sistemi complessi di rilevamento degli odori in grado di integrarsi con le capacità di comportamento degli esseri viventi e le capacità motorie dei robot, riuscendo a rilevare una vasta gamma di odori dagli esplosivi alle droghe.

 

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E’ “un primo esempio di integrazione tra robot ed organismi viventi ed apre scenari interessanti“, ha osservato Cecilia Laschi, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. ”Ci sono molti animali – ha aggiunto – che hanno capacità sensoriali più affinate di quelle umane”.

Questo modello di integrazione, ha rassicurato l’esperta, non è invasivo. Anzi, è ”più ‘soft’ rispetto ai tentativi fatti finora perché non prevede alcun impianto intrusivo nell’animale.

Nel caso della falena, è come se i ricercatori avessero dato all’insetto il ‘volante’ della macchina”, ma nel futuro occorrerà in ogni caso fare i conti con le implicazioni etiche legate alla combinazione di macchine ed esseri viventi.

Ovviamente parliamo ancora di esperimenti molto embrionali, da qui alla messa in campo su applicazioni reali il passo è ancora molto lungo.

Di sicuro almeno mentalmente dobbiamo cominciare ad abituarci all’idea che nei prossimi anni avremo l’esigenza di condividere i nostri spazi, le nostre attività, il nostro lavoro con robot/cyborg . E questo all’occhio della persona normale, cioè non addetta ai lavori, è qualcosa di non facilmente interiorizzabile.

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