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Ora di religione, tanti alunni a lezione ma hanno chiesto di non farla: interrogazione dell’on. Fratoianni a Bianchi

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Continua a far discutere la mancata attivazione, in diversi istituti scolastici, dell’ora alternativa alla religione cattolica a quattro mesi dalla richiesta: dopo la denuncia di una decina di giorni fa della Uil Scuola Irc e le mancate risposte da parte dell’amministrazione pubblica, il caso arriva sul tavolo del ministro Patrizio Bianchi attraverso un’interrogazione. A presentarla è stato l’on. Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato di Liberi e uguali: dopo avere denunciato “anomalie, ritardi e mancato rispetto delle norme per la gestione degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione”, il deputato ha espressamente chiesto un “intervento del Ministero” perchè “le scuole garantiscano attività alternative in locali diversi dalle aule dove si svolge ora di religione”.

Cosa dice la legge

Nel documento inviato a ministro dell’Istruzione, l’on. Nicola Fratoianni ricorda che “l’articolo 310 del Testo Unico in materia di istruzione tutela il diritto degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica”, rammenta che “l’articolo 9 dell’accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno, nelle scuole di ogni ordine e grado, il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi” di tale insegnamento.

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Poi, il segretario di Sinistra Italiana e deputato di Leu rammenta che “a tutela degli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica è intervenuto il Tar del Lazio che, con sentenza n. 10273/2020, ha accolto il ricorso dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, annullando la disposizione della circolare del Ministero dell’istruzione n. 96 del 2012, anticipando la scelta di attività alternative, che precedentemente veniva effettuata ad anno scolastico iniziato ed entro un mese dall’avvio delle attività didattiche”. Posizione successivamente accolta con la circolare ministeriale n. 20651 del 12 novembre 2020, la quale “precisa che la scelta di attività alternative è operata attraverso un’apposita funzionalità del sistema iscrizioni online dal 31 maggio al 30 giugno 2021”.

Le indicazioni del Ministero

Proprio con quella circolare ministeriale, rammenta Fratoianni, è stata eliminato “di fatto la possibilità che la normativa dava alle scuole di organizzare le attività alternative entro un mese dall’inizio delle attività didattiche e le scelte si dovevano concludere, per l’anno scolastico in corso, entro il 30 giugno 2021 proprio per garantire di iniziare l’anno scolastico a pieno regime”. Solo che in troppe scuole questa disposizione non è stata attuata, poiché vi sarebbero, sempre per l’autore dell’interrogazione al Ministro, “gravi e intollerabili ritardi nell’avvio delle attività alternative”.

Si tratta di una situazione incresciosa, perché oltre a ledere “il diritto per i non avvalentesi”, comporta pure “un’attribuzione di responsabilità di vigilanza indebita ai docenti di religione cattolica”.

Nell’interrogazioni, dunque, l’on. Nicola Fratoianni chiede al professore Patrizio Bianchi “quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per richiamare le scuole di ogni ordine e grado al rispetto di quanto previsto dalla circolare ministeriale n. 20651 del 12 novembre 2020”.

Cosa dice la legge

Riassumendo, all’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori o chi esercita la potestà nell’adempimento della responsabilità educativa di cui all’articolo 147 del codice civile, esercitano il diritto di non partecipare all’ora di religione cattolica durante l’anno scolastico successivo.

Ad, oggi, ad oltre un mese dall’inizio dell’anno, quella scelta è disattesa: in diverse scuole non si svolge l’ora alternativa, in certi casi gli alunni vengono fatti entrare dopo o uscire prima, spesso anche chi ha chiesto di non avvalersi di quell’insegnamento rimane in classe con i compagni e assiste (più o meno passivamente) alla lezione di religione cattolica. E non si tratta di casi isolati: vi sono alcune scuole superiori della Lombardia, ad esempio, dove il numero di allievi che non aderisce all’ora di religione è nettamente più basso di quelli che chiedono di parteciparvi.