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Orientamento in uscita, obbligo di servizio

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L’orientamento in uscita è da oggi un obbligo di servizio per tutti i docenti
Da oggi, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge n. 104 del 12 settembre 2013 (“Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”), l’orientamento in uscita, rivolto agli studenti che si devono inserire nel mondo lavorativo o universitario, diventa un obbligo di servizio per tutti i docenti delle scuole secondarie di secondo grado.
Infatti in tale decreto legge all’art. 8, è previsto che, a decorrere già dall’anno scolastico 2013/2014 e al fine di facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e di favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, le attività inerenti ai percorsi di orientamento sono ricomprese tra le attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive e riguardano l’intero corpo docente. Inoltre il decreto prevede che nel caso siano necessarie attività ulteriori, che eccedano l’orario d’obbligo, queste possono essere remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche nel rispetto della disciplina in materia di contrattazione collettiva.
Cosa comporta in linea di principio questo articolo di legge?
Comporta una modifica sostanziale dell’art. 29 del contratto scuola. Infatti quando si parla di percorsi di orientamento da ricomprendere nelle attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive, siamo indotti a pensare che il termine “non aggiuntive” sia riferito alle 40 ore del comma 3 a) e b) dell’art. 29 del Ccnl 2006-2009. Ricordiamo che il punto a) su citato è riferito alla partecipazione alle riunioni del collegio dei docenti, ivi compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue; mentre il punto b) è riferito alla partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue.
L’impianto della norma non piace a tutti e in particolare alla Flc-Cgil che ha già parlato esplicitamene di una invasione del campo contrattuale preannunciando di voler intervenire durante il dibattito parlamentare per tentare di cambiare questa e altre disposizioni.