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Pensioni, con 150mila morti da Covid l’Inps risparmia 12 miliardi ma il Governo studia tagli del 30% a chi lascia prima di 67 anni

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È stato quantificato l’enorme risparmio che nei prossimi anni deriverà dagli oltre 150mila cittadini italiani ultra 65enni che hanno perso la vita a causa del Covid-19: fino al 2029 le somme che l’ente nazionale di previdenza non spenderà per le morti che hanno colpito prevalentemente gli over 65 sarebbe di 11,9 miliardi. Se si pensa che solo tra il 2012 e il 2019 sono ben 80 i miliardi di risparmi ottenuti per effetto della legge Monti-Fornero, esce fuori un “tesoretto” non indifferente. Già nel 2000 la spesa minore per la previdenza pubblica sarebbe stata di 1,1 miliardi.

I copiosi risparmi potevano essere l’occasione per procedere con anticipi “veri” delle pensioni, risollevare quelle meno alte, colpite dall’aumento dei prezzi, e introdurre la Quattordicesima mensilità.

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La proposta: ricalcolo contributivo dell’assegno

Eppure, malgrado questo, il Governo non ne vuole sapere di mitigare le norme in vigore per l’accesso pensionistico: l’unica apertura è giunta dalla possibilità di legare l’anticipo delle pensioni rispetto all’età di vecchiaia al ricalcolo contributivo dell’assegno. La proposta è stata presentata nel corso dell’atteso tavolo tecnico con i sindacati in vista del tavolo politico che potrebbe tenersi la settimana prossima.

L’unica possibilità di confronto che ha dato l’Esecutivo, hanno detto i sindacati, è quella di lasciare “la discussione aperta sulle modalità di ricalcolo”.

Una rinuncia non da poco

Nel dettaglio, ls proposta dall’Esecutivo ai sindacati prevede la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro prima dell’età di vecchiaia introdotta dalla riforma Fornero (67 anni) ma legando l’assegno al ricalcolo contributivo.

Il Governo ha detto che sarebbe disponibile anche ad abbassare la quota di 2,8 volte l’assegno minimo per chi è interamente nel sistema contributivo e vuole accedere al pensionamento tre anni prima dell’età di vecchiaia ed è disponibile ad estenderlo a chi è nel sistema misto, ma solo se il lavoratore che rinuncia ad utilizzare il metodo retributivo anche per gli anni che rientrerebbero in questo sistema: un passaggio che andrebbe a penalizzare non poco lo stesso lavoratore, con un assegno decisamente più magro, anche del 30% hanno già calcolato i sindacati.

Pensione di garanzia solo a 67 anni

Sul piatto, infine, il Governo si è detto disposto ad una sorta di pensione di garanzia per le persone che a 67 anni non hanno raggiunto un importo pari a 1,5 volte il minimo (e dovrebbero posticipare l’uscita dal lavoro) dando un assegno sociale integrato con i contributi versati.

Nessuna disponibilità del Governo invece a ragionare sull’anticipo della pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, misura chiesta dai sindacati ma eccessivamente costosa per l’Esecutivo.

Disco rosso, perché considerata anche questa troppo esosa, sulla richiesta dei sindacati per l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.

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