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Pensioni d’anzianità, il Governo punta ad alzare la soglia dei 40 anni: i sindacati non ci stanno

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Anche i sindacati della scuola fanno muro contro l’ipotesi al vaglio del Governo Monti di modificare sin da subito, introducendo i 41 anni (si parla anche di 43!), la norma che permette ai lavoratori di accedere alla pensione di anzianità subito dopo aver maturato 4 decenni di contributi prescindendo dall’età anagrafica. Alle dichiarazioni di contrarietà della Uil, del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (“40 è un numero magico che non tocca”), del leader della Cisl, Raffaele Bonanni (“È molto grave che non ci sia alcun confronto, servirebbe a trovare soluzioni eque”), sono presto seguite quelle, ancora più agguerrite, di alcuni sindacati della scuola. Nella serata del 1° dicembre il premier Monti ha convocato le parti sociali per un incontro da svolgere domenica 4: ma poichè si tratterà della vigilia della presentazione del suo piano di risanamento, è difficile che sia disponibile a rivedere il programma. L’impressione è che appena il provvedimento intrapreso dal Governo diventerà ufficiale, soprattutto se l’incremento di anni di contributi dovesse essere superiore ai 12 mesi, tutti i sindacati si troveranno d’accordo nell’entrare in mobilitazione.
Per il momento a minacciare lo sciopero generale è stato il Sisa, che ha promesso di indire, appena la norma sullo “sfondamento dei 40 anni di lavoro per il diritto alla pensione” sarà approvata, “uno sciopero generale della scuola di due giorni, 48 ore consecutive”. Il sindacato ha anche auspicato che la mobilitazione “possa diventare sciopero generale di tutte le categorie. La scuola e qualunque altro settore, dall’edilizia alle fabbriche, non possono vedere i cittadini dare più di 40 anni di lavoro alla collettività”. Secondo l’organizzazione guidata da Davide Rossi, inoltre, “tenere a scuola docenti e Ata per 41, 42, 43 anni è una offesa a lavoratori onesti e che pagano le tasse e un modo per impedire l’accesso al lavoro per i precari”. Il Sindacato indipendente Scuola e Ambiente cita anche don Milani: “’non vi è niente di più ingiusto che fare parti eguali tra diseguali’”, ed in questo caso, applicando la norma peggiorativa “non solo c’è un trattamento diseguale tra gli abbienti (a cui non si applica la patrimoniale) e i lavoratori (che si vogliono obbligare al lavoro a vita), ma addirittura si fanno parti diseguali tra diseguali, si vogliono condannare a non andare in pensione cittadini che hanno la sola colpa di aver iniziato a lavorare tra i 18 e 27 anni, dando un contributo negli anni migliori della loro vita alla società italiana”.
La notizia dell’innalzamento del requisito, inoltre, sta mandando in effervescenza anche i comitati di base. Venerdì 2 dicembre, alle ore 16, a Palermo, in piazza Politeama, l’Usb Palermo scenderà in piazza: tra i motivi della protesta c’è anche “l’applicazione del contributivo per tutti, allungamento degli anni necessari per la pensione di anzianità e comunque aumento generalizzato della vita lavorativa”. Il sindacato di base cercherà di “far capire agli italiani che il sogno Monti è solo un brutto ‘incubo’”.