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Piano del Governo per rilanciare la scuola coi miliardi dell’Ue, ma intanto affrontiamo il Covid con gli organici fermi

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Agli Stati generali dell’economia, la serie di incontri a raffica voluti nel week end dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, emerge l’intenzione del Governo di rilanciare la scuola, il settore per il quale l’Italia spende molto meno degli altri Paesi moderni, con la spesa complessiva per l’istruzione pari al 3,6% del Pil contro una media del 5%: l’impegno arriva dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, al termine del primo dei due giorni di lavori in corso a Roma.

“Vogliamo diventare tra i paesi che investono di più in scuola, ricerca, formazione e innovazione”, ha detto il titolare del Mef, annunciando un piano il cui “perno saranno gli investimenti” per “portarli a un livello al di sopra della grande crisi”.

Il ministro Gualtieri: occhio alla scuola

“Dobbiamo avere dei piani precisi per usare i fondi, come la banda larga in tutte le case, mettere le scuole in sicurezza energetica, digitalizzare sistema di pagamenti. Si tratta dunque di fare delle scelte di fondo”, ha poi detto Gualtieri in serata ad ‘Aspettando le parole’ su Rai 3 sottolineando che “l’Europa s’è desta e sta provando a costruire una risposta comune, ha deciso di emettere eurobond per finanziare spese comuni per un rilancio. Abbiamo un’opportunità storica” e “con risorse inedite”.

Risorse, come gli oltre 170 miliardi derivanti dal Recovery Fund, derivanti dai 750 miliardi di euro da distribuire ai paesi membri, una cui parte potrebbe andare finanziare quegli interventi pubblico tra cui garantire livelli di uguaglianza sociale e di sviluppo sostenibile finalmente adeguati ad uno Stato di alto livello.

C’è bisogno di risorse umane

Una scuola da rilanciare, però, non ha bisogno solo di infrastruttura e di banda larga. Servono anche risorse umane. Perché la qualità della formazione passa prima di tutto per l’insegnamento in classi non numerose: le stesse che, guarda caso, si dovranno obbligatoriamente formare a ranghi ridotti a settembre, in occasione del rientro sui banchi di scuola di oltre otto milioni di alunni.

A sentire il ministero, però, al momento non c’è alcuna intenzione di incrementare il numero dei docenti: con oltre 70 mila iscritti in meno, da Viale Trastevere hanno detto che si manterrà la quantità di attuali docenti.

Per la Lega servivano altri prof

La conferma non è piaciuta all’opposizione. Secondo Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega, “il ministero dell’Istruzione prova a confondere le idee, annunciando in pompa magna che non sarà ridotto l’organico di diritto dei docenti”.

“Ci mancherebbe – continua Pittoni – solo questo in epoca di pandemia con la necessità di distanziamento sociale anche a scuola, visto che in seguito al niet alla stabilizzazione dei precari della coppia Conte-Azzolina, a settembre le difficoltà sono destinate ad aumentare in modo esponenziale, poiché in cattedra verranno a mancare altri 27.000 docenti titolari per i pensionamenti. Altro che ‘qualità’!”.

I risparmi del Governo sui precari

Anche l’Anief è delusa per l’organico confermato. “Se a settembre si vuole introdurre il distanziamento, per via del perdurante pericolo Covid, sarà giocoforza comporre classi con al massimo 15 iscritti e assumere non meno di 160 mila docenti e 40 mila Ata in più. Non averli considerati, prevedendo anche la loro assunzione in ruolo da graduatorie d’istituto, è un errore strategico nell’anno del record di supplenze annuali”.

Il sindacato rivendica “un organico totalmente di diritto. Fino a quando continueranno ad esistere cattedre vacanti e disponibili, considerate dall’amministrazione però di fatto proprio per non stabilizzare i precari e per risparmiare anche sugli stipendi di luglio e agosto, oltre che sulle ricostruzioni di carriera e sugli adeguamenti stipendiali, sarà letteralmente impossibile sconfiggere il precariato”.

Conte convoca i sindacati

Proprio per vincere lo scetticismo, sempre il premier Conte sta cercando di coinvolgere l’opposizione politica, la quale però ha disertato l’appuntamento.

Lunedì 15 il premier ha deciso ascoltare le organizzazioni sindacali, sia quelle maggiormente rappresentative, sia quelle di base come Cobas e Unicobas che, proprio nella giornata di sabato 13, hanno inscenato i “Controstati generali” proprio nei pressi di Villa Pamphili a Roma dove sono in programma gli incontri istituzionali.