Home Didattica Piano nazionale scuola digitale: dove i punti deboli?

Piano nazionale scuola digitale: dove i punti deboli?

CONDIVIDI

Difficile fare un bilancio oggettivo dei risultati del Piano nazionale digitale perchè  manca ancora un’analisi della realtà, “un monitoraggio capillare, un osservatorio che produca dati e valutazioni conseguenti per cui la mia valutazione rimane legata ad un’analisi empirica parziale e non di sistema”.

“Tuttavia- pubblica agendodigitale.eu–  non è difficile individuare alcune criticità fin troppo palesi: non sono stati ancora erogati i famosi 1000 euro annuali per l’azione degli animatori digitali; non sono ancora state individuate ufficialmente dal ministero le linee operative per lo sviluppo del byod; non sono ancora state individuate ufficialmente dal ministero le linee operative riguardanti le autoproduzioni, i contenuti sostitutivi ed integrativi; non sono stati rivisti i curricoli di tecnologia nella scuola secondaria di 1 grado; non sono stati ancora abbozzati i curricoli digitali. Certamente il PNSD è di tale portata che era prevedibile un certo ritardo nello sviluppo delle 35 azioni. Innanzitutto l’utilizzo massiccio e frenetico dei bandi PON e MIUR sta ingolfando le scuole sia in fase di progettazione che di gestione”. 

Icotea

 

{loadposition carta-docente}

 

Le scuole sono portate “a progettare e pianificare di continuo, spesso a vuoto, coinvolgendo associazioni, territori, enti, fornitori in azioni scollegate fra loro e poco organiche. Delle due l’una: o si progetta a caso solo per concorrere a finanziamenti, scopiazzando piani preconfezionati e generici o si progetta in modo coerente e strutturale in un’ottica di sviluppo e miglioramento dell’offerta formativa degli istituti”.

“In secondo luogo, il PNSD si sta portando avanti senza alcun coinvolgimento fattivo delle strutture intermedie del ministero sul territorio, appoggiandosi solo sull’autonomia di alcune scuole spesso non in rete fra loro e nemmeno in collegamento”.

“La realtà –insiste agendadigitale.eu– è che le nostre scuole sono ormai autonome solo quando devono prendersi delle responsabilità, ma non hanno quasi mai in mano l’autonomia organizzativa e gestionale legata alle responsabilità che si sono assunte. Nella recente gestione di alcuni PON, per esempio, le procedure e le indicazioni operative sono spesso in fieri e vengono fissate o cambiate anche a lavori avviati, in una totale confusione per gli attori che stanno sviluppando le azioni progettuali.

Nonostante queste evidenti difficoltà, sarebbe un errore liquidare il PNSD come esperienza chiusa e non positiva. Ad oggi rimane una delle azioni più significative e organiche proposte dal Miur ed è riuscito in soli due anni a portare avanti alcune azioni fondamentali: lo Spid, al quale i docenti stanno gradualmente abituandosi; la cultura dell’atelier e dei fablab a scuola; i carrelli mobili con dispositivi misti; le nuove metodologie costruttiviste e il loro rapporto con le tecnologie; il coding, le piattaforme di condivisione, la formazione”.