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23.11.2025

Posso fare sostegno senza abilitazione? Sì, ma come imparare a prendersi cura davvero degli alunni con disabilità?

Attorno ai docenti di sostegno gravita un apparato burocratico che sembra crescere ogni anno, come se la scuola volesse misurare l’inclusione a colpi di scartoffie. Moduli, verbali, richieste, integrazioni, aggiornamenti continui: un labirinto che risucchia energie e tempo, mentre il lavoro vero – quello con gli studenti – finisce schiacciato in fondo alla giornata. È un paradosso tutto italiano: si pretende che il sostegno sia relazione, osservazione, progettazione educativa, ma poi si obbliga chi lo svolge a diventare più esperto di modulistica che di didattica.

Il sostegno a scuola non funziona, i numeri parlano chiaro: secondo sette docenti su dieci non si fa bene inclusione degli alunni con disabilità a scuola. I problemi, inoltre, sono moltissimi, prima tra tutti la mancata “vocazione” di molti docenti di sostegno, spesso senza specializzazione: a dirlo sei docenti su dieci.

Sostegno a scuola, tutti d’accordo: non funziona

Per capire meglio gli umori del mondo dell’Istruzione, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto in modo diretto 1.070 persone: hanno partecipato 889 docenti, 87 genitori, 9 studenti, 13 dirigenti.

I dati del sondaggio sono inequivocabili: tutti – tra docenti, studenti e genitori – credono che a scuola, non si riesce a fare davvero inclusione. A pensarla così è il 69,85% degli insegnanti partecipanti al sondaggio. Per non parlare dei genitori: hanno espresso lo stesso concetto l’85% degli adulti con figli alunni, anche se va detto che la loro partecipazione all’analisi è stata meno numerosa.

Sostegno a scuola, non funziona a causa dei docenti: a dirlo gli stessi colleghi

Ma andiamo alle motivazioni: perché l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità non funziona? A quanto pare, la “colpa” è degli insegnanti e a confermarlo sono loro stessi.

L’opzione “docenti di sostegno senza specializzazione che magari fanno sostegno solo per ripiego” è stata infatti la più scelta da tutti: da insegnanti, genitori, anche dalle persone che operano al di fuori del mondo della scuola.

In particolare, a sceglierla è stato il 60,4% dei docenti e l’80,5% dei genitori. A seguire, svetta la presenza di troppi casi di alunni con disabilità certificata, opzione selezionata dal 39% dei docenti. Lo stesso numero di insegnanti ha posto tra i problemi irrisolti quello della “mancanza di fondi per pagare figure esterne, nei casi di disabilità più gravi”.

La “mancanza di collaborazione tra docenti di sostegno e docenti curricolari” è stata invece selezionata solo dal 36% dei docenti. Curiosamente, invece, i genitori hanno percepito maggiormente questo problema: tra loro, così si è espresso il 32%.

Infine, anche la troppa burocrazia in ambito scolastico e in seno alla didattica “speciale” viene vista dai docenti come un problema dal 34,4%.

Il “male minore” secondo i partecipanti al sondaggio? Le barriere architettoniche, segnalate solo dal 12,82% dei docenti e dall’11,49% dei genitori.

Il corso

Su questi argomenti il corso Sostegno: corso intensivo per docenti incaricati senza titolo – Supporto, consulenza professionale e affiancamento, a partire dall’11 dicembre, a cura di Raffaele Iosa.

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Questo percorso non è un semplice corso, ma un’opportunità di scambio e crescita professionale. L’obiettivo è costruire un vocabolario comune per affrontare le sfide quotidiane legate all’inclusione scolastica. Il percorso è dunque finalizzato non solo a migliorare le competenze degli insegnanti di sostegno ma anche a fornire indicazioni per aiutare i docenti a creare nelle proprie scuole un ambiente scolastico dignitoso e gratificante per tutti.

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