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Povertà in Italia: diminuisce solo al Nord

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Povertà in diminuzione al Nord, stabile al Sud, in netto aumento al centro: è uno dei dati che emerge dalla ricerca Istat presentata il 4 luglio.
L’indagine, condotta su un campione di 21 mila famiglie, mette in evidenza come il fenomeno della povertà non sia affatto marginale ma anzi strutturale.  
Le famiglie "povere" (si parla di povertà relativa nei casi di una spesa mensile per consumi pari o inferiore a un milione e mezzo di lire per una famiglia di due componenti) sono infatti nel nostro Paese almeno 2.600.000; al Nord il fenomeno riguarda il 5 per cento delle famiglie (erano il 6 per cento nel 1997); al Sud la povertà sfiora il 24 per cento (una frazione di  punto in meno rispetto al 1997) e nelle regioni centrali è di poco inferiore al 9 per cento (ma era solo del 6 per cento nel 1997).
Complessivamente le persone che vivono in condizioni di povertà sono circa 7 milioni e mezzo, il 40 per cento delle quali si trova addirittura in situazione di povertà assoluta, avendo cioè difficoltà a garantire beni e servizi essenziali.
Due famiglie povere su tre vivono al Sud; si tratta per lo più di nuclei familiari composti da un solo genitore con uno o due figli e di cui fanno spesso parte anche persone anziane.
Fra le famiglie con almeno un figlio in età scolare l’incidenza della povertà sfiora il 14 per cento; se i figli minori sono due aumenta al 16 per cento e raggiunge il 27 per cento se sono tre (ma al Sud supera addirittura il 37 per cento).
Si tratta di dati allarmanti che devono far riflettere sia gli operatori della scuola, sia i decisori delle politiche scolastiche.
D’altronde le stessa commissione parlamentare sulla dispersione scolastica aveva a suo tempo evidenziato come il fenomeno dell’abbandono sia strettamente correlato a situazioni di disagio economico.
E’ probabile che meccanismi come la generalizzazione della gratuità dei libri di testo o i bassi costi delle mense scolastiche nella scuola di base debbano – prima o poi – essere rivisti a favore di una diversa distribuzione delle risorse che permetta garantire anche ai poveri un minimum di istruzione.