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Presidi non burocrati ma leader educativi

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L’iniziativa scaturisce dall’attuale stesura dell’art 10 emersa dai lavori del Senato e che giunge alla Camera dei Deputati escludendo la dirigenza scolastica dai ruoli della dirigenza pubblica.

La dirigenza scolastica è nata, nella specificità del proprio profilo professionale, dall’introduzione nel nostro ordinamento dell’autonomia scolastica, prevista dall’art 21 della L.. 59/1997, dal D.P.R. 275/1999 e “costituzionalizzata” dalla L. 3/2001 di modifica del titolo V della Costituzione. Attualmente, all’interno dei diversi ruoli e aree della dirigenza pubblica, la dirigenza scolastica ha una propria Area specifica. L’esclusione proposta invece dal DDL 1577 porterebbe con sé un depotenziamento dei compiti dirigenziali dei capi di istituto: per questo si impone non solo che la sua figura venga collocata nel contesto normativo dei ruoli della dirigenza pubblica, ma soprattutto che questo avvenga con un ruolo specifico sotto il profilo professionale

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 Le proposte emendative in tal senso presentate da A.N.Di.S. e Di.S.A.L. al Ministro dell’Istruzione, al Ministro della Funzione Pubblica, ai Senatori e Deputati delle Commissioni Istruzione e Cultura, costituiscono l’esito del lavoro congiunto che le due Associazioni professionali hanno sviluppato nel Seminario di studio promosso a Roma martedì 13 gennaio u.s. presso la Camera dei Deputati, dove è emerso un quasi generalizzato consenso con i rappresentanti sindacali e associativi presenti, assieme ai parlamentari intervenuti.

Un’importante forza sindacale della scuola propugna da tempo la riduzione della dirigenza scolastica all’unico ruolo della dirigenza statale, ma la quasi totalità dei presenti al seminario ha invece condiviso nella sostanza la proposta di A.N.Di.S. e Di.S.A.L. di delineare per legge lo stato giuridico del dirigente scolastico non come un generico funzionario amministrativo, quasi che a dirigere scuole possano giungere funzionari dai ministeri, ma come un moderno dirigente pubblico caratterizzato da una propria originale ed insostituibile professionalità, in rapporto ed al servizio delle comunità scolastiche.

Le scuole infatti non possono essere considerate un “terminale” operativo dell’Amministrazione centrale, come avviene invece nella struttura “verticale” della burocrazia statale, perchè sono Istituzioni Autonome al servizio dell’istruzione, formazione ed educazione, rispetto alle quali la gestione burocratica costituisce solo un aspetto strumentale. Chi dirige una scuola deve essere per formazione e provenienza professionale necessariamente un insegnante, per poter esercitare una vera leadership didattica ed educativa, che orienti e caratterizzi la responsabilità di “governare” le risorse professionali, finanziarie e strumentali, in funzione del miglioramento degli apprendimenti e della crescita civile e morale dei giovani. Questo senza nulla togliere alla sacrosanta necessità di adeguare le retribuzioni a queste responsabilità, invertendo contemporaneamente i negativi processi di aumento delle dimensioni quantitative delle unità scolastiche che in quattro anni hanno creato mega-scuole da 2000 alunni e provocato la riduzione di un quarto dei posti statali di capo di istituto.

Su queste proposte A.N.Di.S. e Di.S.A.L. attendono dal Governo e dal Parlamento quella convergenza e quel coinvolgimento che considerano necessari per il bene della scuola, vera risorsa della Nazione.