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Recovery plan, salta il CdM: il M5s s’impunta sul Superbonus, trattative con Bruxelles. Sì alla laurea come esame di Stato

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A livello politico, il piano nazionale per l’accesso al Recovery fund si dimostra meno semplice di quello che sembrava: l’impuntatura di M5s e Forza Italia sulla proroga mancata di un anno, fino al 2023 sul Superbonus, ma anche le riforme su fisco e liberalizzazioni, non ha permesso lo svolgimento del Consiglio dei ministri. L’annunciata riunione di venerdì 23 è saltata. E pure quella di sabato 24. Stavolta non c’è ancora traccia della nuova convocazione. Il piano “è pronto”, fanno sapere fonti del governo. Il tempo però stringe.

BOZZA PNRR_ITALIA_23_aprile_2021

Icotea

Trattativa in corso

Un portavoce dell’Esecutivo comunitario ha confermato che discussioni tra i servizi della Commissione europea ed il governo italiano “sono in corso”. L’attesa è notevole, perché in ballo vi sono riforme strutturali in grado di disegnare il futuro del Paese.

Nel frattempo, le agenzie segnalano che anche il Partito democratico sarebbe “in pressing” per la proroga del Superbonus al 2023, la cui introduzione sarebbe ben accetta anche da banche (Abi in testa), costruttori, imprese e praticamente tutti i partiti della maggioranza.

Il nodo del Superbonus

La misura, introdotta con il decreto Rilancio di maggio 2020 ma operativa da agosto, è già stata più volte rimaneggiata, da ultimo con la legge di Bilancio, e a oggi consente di prenotare il credito d’imposta per i lavori entro giugno 2022 in caso di abitazioni singole, con possibilità di arrivare a fine anno per finire i lavori per i condomini che a giugno abbiano già completato almeno il 60%.

Per le sole case popolari, gli edifici Iacp, è possibile allungare fino a giugno del 2023. Tra i nodi da sciogliere, sempre da inserire nel Pnrr, ci sono poi le condizioni per l’occupazione di donne e giovani.

Serve l’accordo a breve

Entro il week end, in ogni caso, le parti dovranno raggiungere un punto d’intesa. Altrimenti, il rischio è non rispettare la scadenza, seppure derogabile, del 30 aprile: una volta approvato il provvedimento in seno al governo, il premier Mario Draghi dovrà infatti presentarlo alle Camere, dove si dovrà a sua volta votare e approvare. E sono operazioni che, seppure dall’esito scontato, considerando l’ampia maggioranza che sostiene l’esecutivo, richiedono alcuni giorni.

Ricordiamo che il documento si compone di 318 pagine e sei missioni, da cui scaturiranno quattro grandi riforme: quelle su fisco, giustizia, pubblica amministrazione e concorrenza, ma anche lo stop a Quota 100 dal 2022. Giovani, donne e Sud risultano le tre priorità trasversali.

È prevista anche una mutazione sulle regole della previdenza: sarebbe confermato lo stop di Quota 100 a fine anno 2021, che verrebbe sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti. Per tutti gli altri entrerebbe in vigore Quota 102.

Tutte le novità per Scuola e Università

A livello di Istruzione, negli ultimi giorni i fondi si sono pesantemente allargati, arrivano a sfiorare i 32 miliardi complessivi, pari al 18% del totale del Pnrr.

Tra le novità che introdurrà il “pacchetto” su Scuola e ricerca universitaria, sotto il nome di Next Generazion Eu, figurano la laurea (anche se non tutte), che varrà come esame di Stato per l’accesso a determinate professioni (ma non è detto che valga anche per quelle scolastiche), “velocizzando l’accesso al mondo del lavoro”, si legge nella bozza del Piano italiano.

Il piano di azione parte dagli asili con l’obiettivo di aumentare l’offerta di 228 mila posti, di cui “152 mila per i bambini 0-3 anni e circa 76 mila per la fascia 3-6 anni”.

Aumentare gli asili

La “scuola” fino a 6 anni dovrà essere migliorata soprattutto al Sud, dove le possibilità di affidare i figli piccoli mentre si lavora continuano ad essere ridotte.

Nel piano si parla anche del Forum Disuguaglianze e Diversità (Fdd), che individua possibili problemi nel settore asili e chiede di concentrare la maggior parte del finanziamento di 3,6 miliardi per l’espansione dei nidi pubblici. “Anche riducendo il target di copertura – afferma il documento del Forum -, ma mantenendo lo stesso obiettivo per ciascuna regione”.

Obiettivo tempo pieno per tutti

C’è poi da attuare la “costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille” scuole per arrivare ad attivare il tempo pieno dappertutto: anche su questo versante il Meridione ad oggi è molto molto indietro.

È prevista poi la costruzione o l’adeguamento strutturale di “circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive“, anche per contrastare la dispersione scolastica, con il Sud ancora protagonista, e peggiorato con la didattica a distanza. La spesa prevista è di 700 milioni, con focus su “primo ciclo di istruzione e comunità locali”, con il progetto che entrerà a regime entro il 2026.

Più istituti tecnici e formazione personale

Con il Recovery plan si intende quindi potenziare gli istituti tecnici (uno dei punti su cui c’è sicuramente la “mano” del nuovo ministro Patrizio Bianchi).

Via libera anche alla formazione obbligatoria, con avanzamento di carriera solo dopo avere frequentato con esito positivo la scuola di formazione gestita direttamente dall’amministrazione pubblica.

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