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Riflessioni su quesiti concorso AD02

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Giorno 26 maggio si è svolta la prova concorsuale AD02 (Educazione Fisica e Scienze Motorie e Sportive) e, sulla base delle tracce riportate su internet, vorrei esprimere alcune considerazioni personali.

Ancora una volta, se ce ne fosse stato il dubbio, è stata messa in evidenza l’incapacità di predisporre prove che potessero permettere di discernere sulla preparazione dei concorrenti, seppur nella già improponibile versione concorsuale stabilita dal MIUR.

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Se nell’idea di chi ha stilato il compito porre due domande sul medesimo argomento doveva probabilmente consentirne uno sviluppo integrale, di fatto ciò ha messo fuori gioco chi non era a proprio agio sulla tematica, limitando al contempo il campo d’indagine sulla preparazione dei candidati.

Di inaudita (o raffinata?) cattiveria le prime due domande sugli sport di squadra che richiamavano la TGFU, una teoria pedagogico-sportiva rifacentesi al modello di Bunker e Thorpe. Interessante sì, ma così poco diffusa da rendere difficile trovare appropriata documentazione in italiano (quasi nessun corso di laurea la svolge, ne tantomeno i TFA). Bastava citare nella lingua ufficiale del concorso la possibilità di un “apprendimento metacognitivo e trasferibile” per i giochi di squadra o il loro sviluppo in un contesto di curricolo verticale!

Terza e quarta domanda in enorme confusione concettuale fra competenze, obiettivi e Unità Didattiche. Stabilire obiettivi a breve e medio termine in funzione dei traguardi di competenza mette in mostra una enorme contraddizione: se ci si riferisce alle competenze non si può che indirizzarsi su uno sviluppo di Unità di Apprendimento, pertanto secondo logiche reticolari, mentre l’esprimere obiettivi, ossia performance/prestazioni, rimanda ad uno sviluppo per UD secondo logiche lineari. Molto più pertinente, corretto e non disorientante, chiedere di esprimere conoscenze ed abilità all’interno degli obiettivi formativi caratterizzanti l’eventuale UdA.

Quinta domanda. Richiesta di gioco o attività integrata per studenti con disabilità visiva di classe 4^ di II grado. In pieno contesto inclusivo si ripropone l’attività integrata e addirittura un gioco per alunni almeno 17enni che, si presuppone, siano più indirizzati verso la pratica sportiva anche in presenza di disabilità. In tutta la secondaria di II grado i disabili visivi rappresentano l’1,7% del totale degli alunni con disabilità; di questi la maggior parte frequenta scuole speciali per minorati della vista, escludendo pertanto la possibilità di proposte di attività integrata (fonte MIUR/Indire).

Ma il vero colpo di scena è riservato alla sesta ed ultima domanda: dopo un inizio quasi rasserenante su “strumenti e valutazione delle competenze per il linguaggio corporeo in una classe 3^ di I grado” si richiede abilmente di utilizzare queste valutazioni per l’orientamento scolastico e professionale! Nulla di specifico è previsto nelle Indicazioni Nazionali del 2012 ne tantomeno nelle Linee Guida per l’orientamento, semmai qualche piccolo accenno è fatto nelle Linee Guida per i Professionali (II grado) relativamente al quinto anno.
Ad ogni buon conto, con un po’ di buona volontà e tanta fantasia, si poteva azzardare una risposta (l’orientamento attiene maggiormente all’autovalutazione, alla metacognizione ed alle capacità progettuali, meglio perseguibili con altre attività motorie e sportive). Il problema reale è che un “orientamento professionale” in terza media cozza con l’obbligo scolastico! Forse si intendeva fare riferimento alla frequenza di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)? E allora, perché non chiamare le cose con il loro nome utilizzando terminologie corrette così come richiesto ai candidati?

L’unica speranza è che le commissioni d’esame mostrino maggiore buon senso (non ci vuole poi molto) di chi, dietro l’ombra dell’anonimato, non ha nemmeno la creanza di metterci la faccia e spiegare la logica (se ce n’è) di certe scelte che decideranno il futuro di tanta gente!