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Ritorno a scuola, la DaD chiesta a gran voce da presidi, sindaci, associazioni e politici: ma per Bianchi è tutto sotto controllo

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Si allarga la rosa di richieste per evitare il ritorno a scuola in presenza: con il numero dei contagi ridotto, a fronte però di un tasso di positività schizzato oltre il 22%, non sono solo i presidi, oltre 2mila, a rivolgersi al ministero dell’Istruzione per chiedergli il ricorso alla DaD per almeno due settimane. Nel tardo pomeriggio del 7 gennaio, 200 sindaci – che hanno partecipato in videoconferenza ad una riunione urgente indetta dal presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando – hanno tenuto a fare sapere che secondo loro “la riapertura delle scuole in presenza a partire dal 10 gennaio sarebbe un atto irresponsabile. Non esistono – dicono i sindaci dell’Isola – le condizioni minime di sicurezza e la possibilità da parte dell’Asp di fornire collaborazione adeguata alle autorità scolastiche”.

Le ritrosie contro il ritorno in classe sono state condotte anche da alcuni governatori, capitanati da quello della Campania, Vincenzo De Luca, che in diretta facebook ha dichiarato che sarebbe “irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio. Per quello che ci riguarda non apriremo le medie e le elementari. Non ci sono le condizioni minime di sicurezza”, ha ribadito De Luca.

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La previsione di un preside: sarà difficile

Matteo Loria, presidente lombardo dell’Associazione Nazionale Presidi, a capo di una scuola di Vigevano, ha spiegato all’Ansa i dettagli della presa di posizione: “Visto che, a quanto dicono gli esperti, non siamo ancora arrivati al picco di contagi di questa variante Omicron, credo che se non siamo passati alla dad per scelta, ci arriveremo per necessità”.

Loria teme che “lunedì, quando riapriranno gran parte delle scuole lombarde – aggiunge Loria, che è preside di un’istituzione – sarà come andare alle Termopili”.

“Solo nella mia scuola – ha aggiunto il ds – già adesso abbiamo 45 studenti e 8 docenti positivi e credo che tra due giorni la situazione sarà anche peggiore. Non è tanto un problema di tipo epidemiologico ma organizzativo, perché sarà molto difficile mettere a disposizione degli studenti che ci saranno un programma didattico adeguato, anche perché non è possibile reclutare un supplente in un paio di giorni”.

L’Anp Lombardia ha stimato che su 150 dirigenti scolastici in media ogni scuola il 10 gennaio riprenderà con una decina di docenti in meno, tra positivi al Covid, soggetti in quarantena, insegnanti in malattia o personale sospeso per non aver adempiuto all’obbligo vaccinale, che in Lombardia raggiunge quota 2.500 dipendenti.

Azzolina: il Ministero ascolti il personale

Secondo la “grillina” Lucia Azzolina, ex ministra dell’Istruzione, “i dirigenti scolastici vanno ascoltati. Per due anni si sono assunti enormi responsabilità nel Paese per far funzionare la scuola. Se oggi lanciano un allarme così serio, vuol dire che i problemi ci sono. Il Ministero li chiami e li ascolti”.

Per Azzolina, il ministero dovrebbe ascoltare i “rappresentanti di tutto il personale scolastico. Riallacci il dialogo con le famiglie e gli studenti. Per risolvere una difficoltà la prima cosa da fare è ammetterla, non rimuoverla. Non facciamo l’errore di dire che “la scuola aprirà in presenza e in sicurezza”. Come se nulla fosse, come se nel Paese non stessimo marciando a ritmo spedito verso i due milioni di persone contagiate”.

“No – ha concluso l’ex ministra -, la situazione è difficilissima, per tutti e in tutti i settori. Negarlo è il primo degli errori. Si faccia di tutto per una scuola in presenza. Ma che non sia aperta solo sulla carta”.

I casi raddoppiano ogni due giorni

Anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sostiene che “non si può continuare con lo slogan ‘niente Dad, scuola sicura’ perché questo di fatto non è possibile in un momento di circolazione di un virus che raddoppia i casi ogni due giorni. È evidente che quello che stanno chiedendo i presidi, ovvero utilizzare queste due settimane per potenziare la vaccinazione, è ragionevole”.

Cartabellotta sostiene che “con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere le classi in presenza”.

“Ora – ha aggiunto il numero uno di Gimbe – si è puntato tutto sulle vaccinazioni, ma per esempio per ciò che riguarda la fascia 5-11 anni abbiamo fatto in tre settimane circa 400mila vaccinazioni che per qualcuno sono tante ma in realtà ci sono ancora 3 milioni e 200mila bambini da vaccinare. Ne rimangono ancora 900mila della fascia 12-19 anni”.

Il Governo sarà responsabile…

Pure Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo avere chiesto pubblicamente al Governo da alcune settimane di far rientrare gli studenti dalle festività natalizie con la modalità della didattica a distanza, si è rivolto direttamente al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, al quale ha richiesto di utilizzare la DAD al 100%: “Se non dovesse accadere, il Governo sarà responsabile dei contagi che ci saranno nelle singole scuole, quindi nei confronti del personale, ma anche degli studenti e delle loro famiglie”, ha sottolineato il sindacalista.

Bianchi tiene duro

Dal ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, però, non c’è “nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza”: a margine delle celebrazioni dell’anniversario della nascita della bandiera Tricolore a Reggio Emilia, il titolare del Mi ha detto che “siamo molto attenti a voci che ci arrivano dal Paese, ma anche dalle tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza”.

“Abbiamo una situazione differenziata nel Paese e la si affronta differenziando”, ha tenuto a dire.

Poi Bianchi ha puntualizzato: “Abbiamo valorizzato l’autonomia dei dirigenti scolastici. Ma non si dica che vogliamo scaricare loro la responsabilità. Anzi, la responsabilità deve essere di tutti noi, non solo nella scuola”.

Le percentuali sui vaccini

Il ministro ritiene che il Governo ha “approvato un dispositivo equilibrato e graduato, raccogliendo tutte le esigenze per avere una scuola in presenza e in sicurezza”.

Bianchi ha ricordato che “i ragazzi delle classi superiori sono vaccinati per il 75% con prima dose e all’84% con seconda dose. Appena abbiamo avuto la disponibilità da parte delle autorità europee, abbiamo vaccinato i bambini. I nostri ragazzi sono per tre quarti coperti a livello vaccinale. E stiamo continuando a vaccinare, perché questa è la strada. Un impegno del Governo testimoniato dai 92 milioni messi a disposizione del generale Figliuolo in cui riponiamo la massima fiducia”.

La decisione è di tutti

Bianchi ha tenuto anche a dire che “le decisioni in Consiglio dei Ministri sono state prese all’unanimità tra tutte le forze politiche. Compreso l’obbligo vaccinale per gli over 50, la cui scopertura vaccinale rappresenta l’80% dei problemi del Paese”.

“Anche sulla scuola siamo stati tutti d’accordo seguendo le misure europee – ha continuato – Un caso in classe va vigilato, con due casi si va in sospensione e in Dad. Per i più grandi con un caso c’è la sorveglianza e poi si distingue tra vaccinati e non, come del resto in atto dal 6 novembre. Ricordiamoci che siamo il Paese più avanti in Europa per i vaccini”, ha concluso il ministro.