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DaD per tutto gennaio, ora sono 1.500 i presidi che lo chiedono a Draghi. Per Gissi (Cisl) avremo comunque lezioni on line per necessità

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Continuano a far discutere le nuove modalità di gestione dei casi Covid nella scuola decise dal Consiglio dei ministri del 5 gennaio. I primi a non essere convinti della loro efficacia sembrano i dirigenti scolastici: la richiesta di un nutrito gruppo di presidi di tutta Italia di procedere con la didattica a distanza trova pieno appoggio anche in Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, il primo sindacato dei capi d’Istituto, che vista del ritorno sui banchi dopo le festività natalizie chiede pure mascherine Ffp2 per alunni, docenti e Ata, oltre che il tracciamento dello stato di salute degli alunni e del personale scolastico.

Giannelli: servono DaD, Ffp2 e testing per tutti

A Sky Tg24, il numero uno dell’Anp ha detto di avere “lanciato la proposta di dare la possibilità alle famiglie di mettersi in paro con le vaccinazioni ai ragazzi, con 2-3 settimane di Dad. La seconda è di garantire le mascherine Ffp2 a tutti”.

“La terza proposta – ha continuato Giannelli – è di effettuare, fino al primo febbraio, una massiccia campagna di testing per verificare se il sistema riesce a praticare i tamponi: ho il sospetto che la tempistica dei test e del tracciamento non sia migliorata rispetto al passato e c’è il rischio che la scuola abbia notizia dei risultati dei tamponi effettuati solo diversi giorni dopo”. In assenza di queste disposizioni, per il presidente Anp il rientro sarebbe in salita ed irto di difficoltà.

Gissi: il rientro in presenza è solo narrazione virtuale

Anche Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, si dice poco tranquilla: sostiene che “in migliaia di istituzioni scolastiche ci sono elevati rischi di ripresa a singhiozzo, di attività didattiche per poche ore o solo per qualche classe”.

La sindacalista dice che “i dirigenti scolastici stanno raccogliendo le certificazioni per la quarantena dal personale e dalle famiglie. Dopo la decisione del consiglio dei Ministri, sono scattate tutte le azioni che dovrebbero garantire un rientro in presenza ma è solo una narrazione virtuale, spiacevole e incoerente”.

“Sono gli stessi dirigenti scolastici ad affermarlo, con una lettera aperta al Premier Draghi (che ha ricevuto oltre 1.500 adesioni in poche ore n.d.r.), un appello accorato che invita alla programmazione più che alla decisione olografica”, ha sottolineato Gissi,

Poi la rappresentante Cisl sostiene che “non è ancora chiaro come si potrà superare il limite imposto dal garante della privacy; c’è molta tensione e si rischia di alimentare il conflitto tra gli alunni non vaccinati e gli altri”.

Una soluzione solo sulla carta?

E ancora: “Nelle aule ci sono bambini ed adulti con riferimenti sociali diversi, livelli culturali ed esperienze personali che trovano radici in contesti unici”. Quindi, “scegliere di aprire le scuole per un’azione che rischia di rimanere sulla carta senza riflettere sugli effetti collaterali e sugli interventi inadeguati di cui nel frattempo nessuno si è preoccupato, ha deluso i tanti che si aspettavano decisioni di buon senso più che di estetica istituzionale”.

Gissi prevede che “i dirigenti attiveranno comunque la Dad per necessità, così come è previsto nel protocollo per la sicurezza al fine di eliminare occasioni di contagio; è ancora una volta un modo per aggirare le responsabilità a livello di Governo, scaricando le decisioni su chi vive i problemi e deve risolverli. Restiamo in attesa di una convocazione urgente del ministero: non vorremmo leggere sull’ennesima circolare come si interpretano le norme”, ha concluso la segretaria Cisl Scuola.

Cgil: servivano distanziamento e sdoppiamento classi

La Cgil nutre sentimenti simili: in una nota congiunta, Gianna Fracassi, vicesegretaria generale Cgil, e Francesco Sinopoli, segretario generale Flc-Cgil, dicono di avere “molti dubbi sulla reale efficacia delle misure del Governo al contrasto della pandemia da Covid 19 in materia di gestione scolastica. L’avevamo già detto l’estate scorsa: sarebbe stato fondamentale non farsi cogliere impreparati da nuove varianti e non eliminare quindi misure precauzionali a partire dal distanziamento e dallo sdoppiamento delle classi”.

“Dai comunicati ufficiali del Governo – dicono i rappresentanti Cgil – rileviamo che le procedure indicate sono basate sulla tempestività ed efficacia dei tracciamenti che, in questo difficile momento, le Asl non sono più in grado di assicurare”.

Fracassi e Sinopoli sostengono che “l’aggravarsi di tale situazione rischia di rendere inefficace la sorveglianza con testing nella scuola primaria, tra l’altro prevista già dalla scorsa estate e mai attuata. Per la scuola secondaria l’autosorveglianza fino a due casi di positività con la differenziazione del trattamento tra alunni vaccinati e non vaccinati, oltre a non essere accettabile, non è neppure praticabile in quanto le scuole non sono in possesso del dato relativo agli alunni vaccinati e renderebbe ancora più complessa la gestione della didattica”.

Quale riferimento scientifico?

Poi, i due pongono una domanda: “quale è la base scientifica che indica di aspettare due o tre contagiati prima di intervenire per tutelare gli altri alunni e il personale?”.

Fracassi e Sinopoli dicono che era “prioritario prevenire il contagio, che purtroppo sarà crescente anche tra il personale scolastico. Sarà quindi indispensabile: favorire i tamponi, le vaccinazioni, la didattica da remoto, rendere disponibili le mascherine FFP2 per tutto il personale e per gli studenti. Sarà importante prevedere la possibilità di vaccinarsi a scuola con l’attivazione di un presidio sanitario dedicato”.

Infine i dirigenti della Cgil tornano a parlare delle “scelte mancate in termini di organico aggiuntivo, spazi, strutture adeguate e per l’insufficienza del personale che possa farsi carico tempestivamente dei tracciamenti. Basta con le mezze misure o con le impuntature ideologiche, adesso è necessario agire con pragmatismo”.

“Bisognava ripartire in DaD senza creare discriminazione”

Pure Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene che “aprire le classi il 10 gennaio quando il resto degli spazi chiusi è limitato al 35% è contro ogni logica, irrazionale e serve soltanto a coprire la politica fallimentare sull’abuso dell’utilizzo della certificazione verde nel nostro Paese: senza dimenticare che non prevedere una specifica indennità al personale scolastico da rischio biologico è addirittura umiliante”.

Il sindacalista ritiene che “l’ascesa esponenziale dei contagiati ci dice che mai come stavolta bisognava ripartire in DaD senza creare discriminazione tra studenti vaccinati e no, e stoppare le sospensioni per il 5% di personale non ancora immune”.

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