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16.10.2026
Aggiornato alle 15:46

Sciopero 16 ottobre: studenti e docenti a fianco, fumogeni e bombe carta al Mim. Valditara: “Questa è aggressione alle istituzioni”

Un’Italia praticamente paralizzata dalle proteste, da Sud a Nord: questa è la fotografia del nostro Paese oggi, 16 ottobre, giorno in cui vari manifestanti, studenti, docenti e lavoratori hanno deciso di scendere in piazza.

Le manifestazioni

Intanto oggi è il giorno dello sciopero proclamato dal sindacato Sisa: si richiedono aumenti stipendiali, stop al precariato, assunzioni sui posti vacanti e più tutela per scuola e ambiente. Molti, come riporta Il Corriere della Sera, i cortei di protesta della scuola, con ragazzi anche giovanissimi (diversi incappucciati) che hanno creato tensioni anche con scontri con le forze dell’ordine.

A Torino lancio di pietre e bastoni contro la polizia, a Roma fumogeni e cassonetti ribaltati, a Bologna tafferugli davanti alla stazione. A Genova alcuni studenti partecipanti allo sciopero nazionale della scuola promosso dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (Osa) hanno messo due sagome del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara a testa in giù vicino ai bidoni della spazzatura lanciandogli contro delle uova.

“Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma”. Si è aperto con questo striscione il corteo di protesta studentesco a Bari, che ha visto la partecipazione di circa 700 giovani delle organizzazioni “Cambiare Rotta” e “Osa”. La manifestazione barese rientra nelle iniziative organizzate nelle principali città italiane in occasione del “No Meloni day”, lo sciopero nazionale studentesco.

Come risulta da numerosi video, i manifestanti radunati davanti al Mim hanno lanciato insulti e minacce contro il Presidente Meloni e il Ministro Valditara, gettato petardi, danneggiato la bandiera italiana, scagliato bombe carta contro le forze dell’ordine, ferito e intossicato agenti con pietre, bottiglie di vetro, fumogeni, imbrattato monumenti.

Il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere – protetto da poliziotti e carabinieri schierati in tenuta antisommossa – è stato raggiunto, come riporta La Repubblica, da studenti che hanno urlato “noi da qui non ce ne andiamo” e “Valditara esci dal palazzo”.

A Napoli, in un istituto occupato, alcuni ragazzi sono entrati in scooter all’interno della palestra scolastica, appena rinnovata.

Docenti a fianco degli studenti

A Torino una scena è stata significativa: alcuni docenti hanno manifestato a fianco degli studenti tenendosi a braccetto. Un gesto che richiama le immagini delle proteste in Francia, dove alcuni docenti si sono disposti in una catena umana davanti agli studenti per proteggerli durante gli scontri con la polizia.

Le reazioni contro le proteste

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto la sua su X: “Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni”.

“Abbiamo studenti che lanciano pietre contro la polizia, quelli non sono studenti. Sono criminali e delinquenti, che è un’altra cosa”: così il vicepremier Matteo Salvini durante una conferenza stampa al Pirellone di Milano. Sulle proteste studentesche “da ministro dei Trasporti mi stanno aggiornando in tempo reale che in alcune città sono civili, colorate, festose e giustamente oppositive – ha aggiunto -, invece in altre città stanno trascendendo in scontri con la polizia, lancio di bottiglie, petardi, pietre, sassi, e a Bologna c’è anche un tentativo di occupazione dei binari. Poi con le bandiere rosse occupano i binari della stazione o ci provano e con le bandiere rosse chiedono le dimissioni del ministro perché i treni non passano da Bologna. Si mettessero d’accordo con se stessi – ha concluso -. Se occupi poi protesta contro te stesso, non protestare contro il ministro. Comunque siamo abituati a tutto, quindi è una bella giornata”.

“Esprimo piena solidarietà al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro Giuseppe Valditara per gli insulti e le minacce ricevuti, e vicinanza alle forze dell’ordine colpite durante gli scontri davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il diritto di manifestare merita rispetto, ma non può mai diventare un alibi per minacciare, aggredire e devastare. Chi ricorre alla violenza e oltraggia la bandiera italiana offende le istituzioni e l’intera comunità scolastica, a partire dagli studenti che esprimono le proprie idee pacificamente e chiedono di essere ascoltati”, questo quanto dichiara Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione e al Merito.

Quanto accaduto oggi in tutta Italia per il cosiddetto ‘No Meloni Day’ è gravissimo e va condannato senza se e senza ma. Dalle bandiere italiane bucate con i petardi, ai fantocci del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro Giuseppe Valditara, appesi a testa in giù al grido di ‘uccidere il fascista non è reato’, uova lanciate contro le prefetture, cassonetti bruciati: abbiamo assistito a scene di violenza squadrista che nulla hanno a che vedere con il sacrosanto diritto di manifestare degli studenti.

È una deriva antidemocratica che offende la scuola, che dovrebbe essere luogo di educazione e rispetto, e offende il tricolore che appartiene a tutti gli italiani.

“Ora mi aspetto che qualche esponente dell’opposizione e la CGIL prendano immediatamente le distanze da questa violenza. Servono parole chiare di condanna. Perché chi alimenta ogni giorno un clima di odio parlando di regime e di fascismo, ha una responsabilità morale in quello che sta accadendo. Chi tace o minimizza davanti a queste violenze, di fatto le legittima”, così il senatore della Lega Roberto Marti, presidente della commissione Cultura e Istruzione.

Il MIDA ha espresso piena solidarietà alle Forze dell’Ordine e al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. “Da oltre vent’anni portiamo avanti battaglie per i diritti dei docenti e conosciamo bene il valore della protesta. Abbiamo manifestato anche nei momenti più difficili, sostenendo rivendicazioni legittime, senza mai considerare le Forze dell’Ordine nostre avversarie. Al contrario, abbiamo sempre trovato rispetto, disponibilità e, quando necessario, consigli preziosi per evitare gesti di cui avremmo potuto pentirci. Il diritto al dissenso non può mai giustificare violenza, intimidazioni o mancanza di rispetto verso le istituzioni”.

Condanniamo ogni tentativo di strumentalizzare gli studenti per finalità politiche e chiediamo a tutte le organizzazioni sindacali e studentesche di promuovere un confronto responsabile, prendendo nettamente le distanze da comportamenti inaccettabili. La scuola deve educare al pensiero critico, alla libertà e al rispetto. I giovani hanno diritto a protestare con la propria testa, non a diventare strumenti di contrapposizioni ideologiche. Noi del MIDA abbiamo sempre difeso le nostre ragioni con determinazione, senza dimenticare il rispetto per chi rappresenta lo Stato. La forza di una protesta sta nelle sue ragioni, non nella violenza”.

Le reazioni a favore

“Siamo al fianco degli studenti che oggi sono scesi in piazza per pretendere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti: il diritto allo studio, scuole sicure e dignitose, un futuro che non sia un privilegio per chi può permetterselo. La loro protesta è la denuncia di un Paese che non solo ha smesso di investire nelle nuove generazioni, ma ha smesso proprio di ascoltarle. Condanniamo ovviamente gli episodi di violenza, ma chiediamo che il governo non si nasconda dietro singoli casi che fanno parte di una ritualità logora che ha come principale conseguenza quella di coprire le legittime rivendicazioni degli studenti. Da quattro anni Giorgia Meloni mortifica la scuola pubblica: settemila posti tagliati tra docenti e personale ATA, accorpamenti selvaggi che colpiscono soprattutto le aree interne e periferiche, meno risorse e più repressione. Marchette per le scuole private. Intanto, tra libri, trasporti e carovita, studiare costa sempre di più. E la risposta del governo è stata solo la propaganda sul tetto agli studenti stranieri. Meloni vuole portare la spesa in armi al 5% del PIL mentre quella in istruzione ristagna ben al di sotto di quella soglia e sotto la media europea. È una vergogna politica. E a questo si aggiunge l’incapacità che ha dimostrato questo governo nel cogliere le opportunità del PNRR. L’istruzione è la questione centrale del XXI secolo. E sarà la priorità assoluta del prossimo governo progressista: restituire centralità a una generazione tradita, ignorata e marginalizzata da Giorgia Meloni”, così la senatrice M5S Barbara Floridia.

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