Home Attualità Scuola, gli insegnanti italiani si confermano tra i più anziani d’Europa

Scuola, gli insegnanti italiani si confermano tra i più anziani d’Europa

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Pochi concorsi, ricambio generazionale, stipendi bassi. Le nuove generazioni, indipendentemente dall’interesse per la pratica – o l’arte – di trasmettere punti di vista, nozioni e strumenti, non risultano sufficientemente attratti dalle professioni correlate all’insegnamento per via delle limitate garanzie, il tardo inserimento professionale, il precariato e lo scarso welfare. Tale assenza di interesse porta ad un rallentamento della macchina di assunzioni, assegnazione cattedre, procedure concorsuali: la questione si abbatte drammaticamente sul corpo docente regolarmente assunto, che si conferma, per via dei limiti suddetti dell’assegnamento, il più anziano d’Europa, anche per via del sistema pensionistico obsoleto e degli scarsi interventi strutturali ed efficaci su quest’ultimo. I dati qui di seguito analizzati sono offerti da Eurostat che, semestralmente, pubblica informazioni relative alle più variabili compagini amministrative e non solo dei paesi dell’Unione. Il rapporto dell’estate corsa emesso dall’organizzazione conferma l’anzianità del nostro corpo docenti, il quale conta più del 55 % degli insegnanti attivi di età superiore ai 50 anni.

I dati del continente europeo: l’Italia si conferma il primo paese per tasso di anzianità del corpo docente

Sono ben il 18% i docenti di oltre 60 anni, altro record UE, che mantiene una media del 9 %; mentre ammontano a circa il 20% quelli nella fascia 54-59 anni, e circa il 19% quelli dai 50 ai 54 anni. In totale, l’Italia con il 57,2% di ultracinquantenni è il Paese europeo con il tasso di anzianità più elevato se attribuito al corpo docente. La media Ue si conferma del 36%. A seguire, più distanti in termini statistici, la Bulgaria con il 47,7%, e poi i baltici con l’Estonia (47%), la Lituania (46,7%) e la Lettonia (45,4%), e infine la Germania (44,6%). I Paesi UE che invece annoverano docenti più giovani sono Malta, con il 13,3% di over 50, poi Regno Unito (19,7%), Lussemburgo (21,1%), Cipro (21,7%), Irlanda (25,2%) e Belgio (27,8%). L’Italia si conferma, anche con riferimento alle pari opportunità, anche tra i Paesi con più insegnanti donne, l’80%, anche se il record spetta alle Repubbliche Baltiche con Lettonia (87%), Lituania (85%), Estonia e Bulgaria (83%), seguite da Slovenia (81%), infine Italia e Irlanda (80%). Le donne sono in ogni caso predominanti in tutta Europa, con una media del 72%. I Paesi con più docenti di sesso maschile sono invece il Lussemburgo e la Grecia (oltre il 35%), seguiti da Spagna, Francia, Olanda, Germania e Belgio (oltre il 30%).

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I fattori d’interesse: limitato futuro e basso salario

Eurostat, nei comunicati recenti relativi al mondo della scuola e della formazione, ha fatto più volte presente e ha denunciato i bassi salari, il precariato e l’assenza sostanziale di welfare che caratterizzano il settore, rendendolo di fatto scarsamente attrattivo per molti giovani e studenti che – nonostante la predisposizione naturale per la docenza e l’insegnamento – sono costretti dal mercato del lavoro ad optare per altro impiego e a perseguire differenti obiettivi professionali. Il precariato, insomma, non è solamente responsabile della mobilità assoluta e delle scarse tutele contrattuali, ma contribuisce anche a declassificare agli occhi dei giovani la professione dell’insegnamento e della formazione degli altri, specie se nuovi cittadini da inserire nel mondo del lavoro o della carriera accademica.