Home Attualità #scuoledigitali? Sono ancora un miraggio

#scuoledigitali? Sono ancora un miraggio

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Solo promesse quelle riguardanti la cosiddetta “Scuoladigitale”, a partire dalle sessanta ore di coding in tutte le scuole primarie e la connessione in fibra ottica, mentre l’impegno di trasformare un docente in animatore digitale non ha trovato i mille euro l’anno; ma non c’è traccia del contributo per le spese di connettività che ciascun istituto avrebbe dovuto ricevere.

Lo scrive l’AGI che ha fatto richiesta di accesso civico al ministero dell’Istruzione (usando lo strumento del Foia) e ha chiesto tutti i dati per capire a che punto è la digitalizzazione della scuola.

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In base alle tabelle ricevute e discusse con il Miur e di una indagine intorno a un questionario sottoposto a tutti i dirigenti scolastici, che ha coinvolti in totale 27.458 plessi, di cui 22.200 del I ciclo e 5.258 del II ciclo, si viene a sapere, pubblica Agi, che la scuola italiana appare ancora lontana da una integrazione efficace e utile delle tecnologie digitali nella didattica quotidiana.

Risultato lontano

“A partire dal problema numero uno, la connessione in banda larga di tutte le aule, un risultato ancora ben lontano dall’essere raggiunto se pensiamo che, dai dati Miur disponibili oggi su un terzo circa delle scuole italiane, la fibra arriva a poco più di una scuola su dieci. Al cancello. E che la stragrande maggioranza delle scuole sono connesse via ADSL. Ma anche questo dato dice poco se non aggiungiamo che solo il 10% viaggiano oltre i 30 megabit per secondo (mbps)”.

Inoltre ci “sono più di 8.000 animatori digitali in tutto il paese. Il PNSD del 2015 prevedeva che ogni scuola ricevesse 1000 euro l’anno per sostenere l’impegno dell’animatore digitale. Dal Miur ci hanno però confermato che a oggi questi soldi non sono ancora giunti alle scuole e che la prima tranche, che doveva arrivare a marzo 2016, è stata appena mandata in pagamento. Finora quindi gli animatori digitali hanno operato, se e quando lo hanno fatto, senza alcuna risorsa aggiuntiva disponibile”.

E ancora, scrive Agi: “La rete non arriva ancora in tutte le scuole. E quella veloce arriva solo in poche migliaia di plessi in tutta la penisola. Se ci atteniamo solo alle scuole che hanno risposto al questionario dell’Osservatorio, la fibra raggiunge in media il 13% dei plessi (alla porta della scuola). Sarebbero infatti 1134 le scuole che dichiarano di avere la fibra, di cui 889 del primo ciclo e 225 del secondo ciclo”.

“La gran parte delle scuole è connessa via ADSL (il 74% tra i plessi di cui abbiamo informazione) ma a velocità molto diverse a seconda delle situazioni. C’è poi un 23% connesso via wireless”.

Banda lenta

In pratica e numeri alla mano, “il 60% delle scuole che ha risposto (quindi circa 5300) ha accesso a una velocità di banda al di sotto dei 10Mbps. E solo il 9%, quindi meno di una su dieci (per un totale di 890 scuole circa), è raggiunta da una banda ultralarga tra i 30Mbps e i 100Mbps. Insomma, tra fibra e ADSL ad alta velocità viaggiano veloce in rete solo poco più del 20% delle scuole rispondenti, una su cinque.

Nello stesso tempo però “ci sono anche scuole che pagano fino a 10mila euro l’anno di canone per la connessione. La gran parte, tre scuole su quattro, paga fino a 3000 euro l’anno.

“Un dato cruciale è quello delle scuole che hanno una connessione dedicata alla didattica digitale. Su questo punto al questionario dell’Osservatorio hanno risposto 8088 scuole del I ciclo e 891 del II ciclo, per un totale di 8549 scuole, meno del 30% del totale delle oltre 27mila scuole interpellate.

La risposta a questa domanda è molto positiva: oltre il 95% di quelle del I ciclo (7692 scuole) e il 96% di quelle del II (857 scuole) dicono di avere una connettività dedicata alla didattica digitale. Quasi tutte insomma. Non sappiamo però nulla delle rimanenti 19mila scuole. E senz’altro non pensiamo sia corretto immaginare che tutte le scuole che non hanno risposto abbiano una connettività di questo livello”.

“Tra le scuole campionate, quasi tutte dichiarano di avere tra il 60 e l’80% delle aule connesse in rete e tra il 40 e il 60% delle aule cablate.

Sono 6495 le scuole che hanno risposto affermando di avere aule per la didattica digitale anche in questa modalità BYOD. Le percentuali di risposta però in questo caso sono ancora più basse rispetto alle domande precedenti e quindi rischiano di essere davvero poco significative.

Laboratori

I dati sui laboratori, connessi e attrezzati sono un po’ più confortanti. Il dato in questo caso è effettivamente riferito agli istituti e non alle scuole. E ci sono 4600 istituti (quindi circa uno su due del totale di 8300) che dichiarano di avere almeno un laboratorio connesso.

“In assenza di strutture e soprattutto di strumenti per la didattica digitale a scuola, molti insegnanti già da anni hanno avviato percorsi di didattica digitale basati sull’utilizzo degli strumenti propri dei ragazzi. Sul BYOD, bring your own device, persistono nella scuola italiana forti resistenze soprattutto da parte degli insegnanti.

“Il vero problema è la competenza digitale del docente, che deve avere, questo sì, una grande autorevolezza per convogliare l’attenzione e le energie degli studenti sul lavoro in classe ed evitare, al contrario, la distrazione e l’uso inappropriato della rete da parte dei ragazzi durante le ore di scuola.

Tra le ultime in competenze digitali

“In generale- conclude l’inchiesta di Agi-, nonostante le tante, tantissime esperienze positive, la scuola italiana rimane una delle ultime come competenza digitale e sembra piuttosto inerziale nel promuovere questi cambiamenti. Le polemiche sollevate dalla proposta del Ministero dell’Istruzione di introdurre e valorizzare l’uso dello smartphone a scuola sembra ‘per nulla innovativa’ o addirittura dannosa per lo sviluppo culturale”.

In ogni caso “sono gli insegnanti che nelle classi e nelle scuole utilizzano gli strumenti e possono cambiare il modo di fare didattica. E sono loro, più dei dirigenti che hanno un’idea mediata, che possono raccontarci davvero se e come sta cambiando la scuola dei nostri figli”.