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Studenti fanno il saluto romano, i prof del liceo Socrate contro la preside: atto da stigmatizzare

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Continua a far discutere la foto di fine anno scattata ad alcuni studenti dell’ultimo anno del liceo Socrate di Roma, immortalati sulle scale della scuola mentre facevano il saluto romano. Mentre la dirigente scolastica cerca di minimizzare l’accaduto, sostenendo che sorridevano e che quindi si trattava di un intento non violento, come confermato da una recente sentenza della Cassazione, molti docenti dello stesso istituto superiore sembrano pensarla diversamente.

La lettera di 37 insegnanti del liceo romano

“È incompatibile con la nostra Costituzione qualsiasi gesto che si richiami al fascismo e tanto più riteniamo inaccettabile che ciò si verifichi nel luogo che la Costituzione stessa elegge come agente formativo dei giovani, cioè la scuola”, scrivono in una lettera ben 37 insegnanti del liceo Socrate capitolino. Il destinatario della missiva è la loro preside.

La loro posizione è decisamente opposta a quella della dirigente scolastica. “Non si è trattato – scrivono i prof – del gesto isolato di un singolo – già deprecabile – bensì di un certo numero di studenti di ultimo anno, ritratti insieme nella foto ricordo ufficiale di classe scattata sulla scalinata della scuola”.

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No alle minimizzazioni….

“Di fronte a ciò – continuano i docenti – non valgono minimizzazioni dell’accaduto motivate con la goliardia o la ricerca di cavilli legali volti a stabilire che il saluto fascista non è un reato in alcuni contesti. A noi come formatori è richiesto di far comprendere ai ragazzi la gravità anche di un atto compiuto con leggerezza, se esso lede valori che devono essere imprescindibili e condivisi”.

Al corpo insegnante spetta far comprendere gli errori

“Proprio l’intento educativo ci deve indurre ad assumerci le responsabilità di far comprendere gli errori ai ragazzi e ciò non vuol dire esercitare una volontà punitiva, ma non sottrarsi alla propria funzione. Il Consiglio di classe è sovrano in merito, ma il Liceo Socrate e chi lo dirige devono stigmatizzare la gravità del fatto e ribadire con chiarezza e fermezza i valori costituzionali che da sempre ne hanno ispirato l’azione formativa”.

La comunità ebraica: nascondersi dietro una sentenza della Cassazione è grave

Del caso del saluto romano ha parlato anche la presidente della comunità ebraica Ruth Dureghello: a colloquio con l’Ansa, ha espresso “vicinanza agli studenti del Liceo Socrate di Roma che con coraggio hanno preso una posizione netta contro la decisione della loro preside di ritenere goliardico e d’intento giocoso la foto con i saluti romani”.

Poi ha aggiunto: “se la preside è d’accordo, saremo ben felici di ricevere gli studenti in visita al Museo Ebraico di Roma per spiegare ai ragazzi cosa rappresenti quel saluto nella coscienza civile del nostro Paese e perché non possiamo permetterci di definirlo solo goliardia”.

“Esiste un problema nella nostra scuola se un dirigente scolastico deve essere richiamato dai propri alunni al rispetto dei valori fondanti della nostra Costituzione. Nascondersi dietro una sentenza della Cassazione è grave, ma ancora peggio è il non intervenire attraverso un percorso formativo per spiegare la gravità del gesto”, conclude con una punta di polemica la rappresentante della comunità ebraica.