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Telefono azzurro a prof e genitori: sul bullismo non abbassate la guardia

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Sul bullismo non bisogna abbassare la guardia. E’ questo il messaggio che Telefono Azzurro ha inviato in questi giorni ai media con l’intento di non far scemare l’attenzione su un fenomeno che rimane allarmante.
Secondo l’associazione, che fa parte della commissione istituita dal Ministero della pubblica istruzione sul fenomeno del bullismo, non bisogna, infatti, cadere nell’errore di molti insegnanti e genitori che sottovalutano le situazioni a rischio.
Le statistiche sono più chiare di ogni commento: secondo i dati in possesso di Telefono Azzurro il 35% dei giovani subisce continue provocazioni e scherzi pesanti, l’8,7% furti, il 5,5% è vittima di percosse.
Per il presidente, Ernesto Caffo, in tutti i casi riscontrati “le conseguenze continuano ad essere pesantissime sullo sviluppo della personalità della vittima, ma anche del bullo: i ruoli di bullo e vittima – ha detto il rappresentante di Telefono Azzurro – tendono a persistere nel tempo, prospettando per la vittima una crescita condizionata da insicurezza, mancanza di autostima, comportamenti autodistruttivi, depressione, e per il bullo comportamenti devianti e antisociali in età adulta”.
Confermata anche la crescita di episodi di prevaricazione legati alle nuove tecnologie: il cosiddetto cyber-bullismo che si esprime attraverso l’invio di sms e mms volgari, offensivi o minacciosi, con la diffusione di informazioni private su un’altra persona, di filmati e foto su Internet calunnie diffuse tramite mail, chat o blog.
Diventa quindi fondamentale informare e formare adeguatamente le famiglie e i docenti: per questo gli operatori di Telefono Azzurro hanno previsto per il 2008 consulenze on line rivolte specificamente ai bambini e adolescenti che vivono o sono spettatori di casi di bullismo.
A questa attività si aggiungeranno corsi di formazione per gli insegnanti, laboratori di prevenzione del disagio rivolti ad alunni delle scuole primarie e secondarie, sulla tematica specifica del bullismo, ai quali si aggiungono interventi di educazione relazionale-affettiva e sull’utilizzo consapevole di Internet.
In Italia il fenomeno della violenza giovanile non sembra arrestarsi malgrado gli sforzi avviati negli ultimi mesi dalle istituzioni, in particolare dal Ministero della pubblica istruzione. Dallo scorso febbraio viale Trastevere ha introdotto una vera e propria “campagna nazionale contro la violenza”: si tratta di 20 osservatori permanenti, un numero verde nazionale, un sito internet di sensibilizzazione, un decalogo di informazioni e delle sanzioni più severe(punizioni superiori a 15 giorni e possibile esclusione dagli scrutini), accompagnate dall’obbligo della frequenza di percorsi di recupero, da applicare soprattutto ai giovani bulli.
Leggendo dati presentati al XIII congresso dell’Escap, la Società Europea di Psichiatria Infantile e Adolescenziale, svolto di recente a Firenze, in Italia il fenomeno del bullismo coinvolge il 25% dei ragazzi in età scolare mentre in alcuni Paesi del mondo raggiunge persino punte del 40-50%.
Per l’Osservatorio nazionale di statistica, tuttavia, nelle “vicine” Francia e Inghilterra ne sarebbero rispettivamente coinvolti 13 e 16 bambini ogni cento. Statistiche e numeri a parte, il problema si può sicuramente definire planetario e generalizzato con sempre più adulti che non possono sentirsi esenti da colpe.