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Tfa, il pasticcio è servito

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Non esisteva un programma ben definito a cui attingere per ‘ripassare’ (anche se con queste domande c’era ben poco da ripassare o studiare…) e i libri dei quiz in vendita (nonché le simulazioni) non davano minimamente l’idea di quelle che sarebbero state le domande, tanto di geografia (per la cui classe non c’era un testo dedicato) quanto di comprensione del testo. Spero che il CINECA riveda le risposte errate o dubbie che noi segnaliamo prima di dare la sentenza finale, non tanto perché è l’unico filo a cui possiamo aggrapparci ma per far sì che un concorso per futuri docenti (molti dei quali insegnano da anni e anni con titoli e pubblicazioni) non si trasformi in una presa in giro”. Per rendere l’idea del malcontento che aleggia sull’organizzazione delle prove pre-selettive all’accesso ai Tfa, ancora in corso di svolgimento, abbiamo estrapolato un passaggio esaustivo di una delle decine di lettere che la nostra redazione sta ricevendo ogni giorno sulla selezione che avrebbe dovuto portare circa 21mila corsisti a frequentare i primi Tfa aperti a tutti.
Il problema è che all’amarezza della selezione, tutt’altro che naturale (nella A036, dove confluiscono filosofi, psicologi, sociologi, pedagoghi e scienziati della comunicazione, hanno passato il primo “turno” selettivo appena 141 candidati su oltre 4mila partecipanti, con 8 atenei su 37 rimasti già senza più candidati
), si è sommata la rabbia per essere stati sottoposti a quesiti particolarmente ostici. Ed in non pochi casi di dubbia correttezza. Tanto che il Miur è stato costretto già ad annullare alcune domande o a porsi seriamente il dubbio se mantenerle (per evitare il sempre più crescente rischio ricorsi). Come per un quesito in arabo e uno sulla grammatica transalpina. E che dire dello sconosciuto Amafinio, ignorato dai manuali di filosofia ma in questi giorni balzato agli onori di una cronaca che probabilmente non meritava? Di ora in ora la lista delle defaiance lunga. Sembra che si sia confusa la Comunità Europea con il Consiglio d’Europa. Una famosa opera di Dino Buzzati mutata da “Qualcosa era successo” a “Qualcosa era accaduto”.
L’Anief, il sindacato dl ricorso “facile”, ha già fatto sapere, dopo aver “ricevuto davvero troppo numerose le segnalazioni”, di aver “incaricato i suoi esperti di verificare l’esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati”. Secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità delle correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur”.
Il problema, al di là degli errori o dei refusi, è anche un altro. Di approccio generale. A riassumerlo è un’altra nostra lettrice, aspirante docente nelle superiori, che ha tentato il test per accedere ai Tfa abilitanti della classe di concorso A072 (Topografia): “esprimiamo il nostro disappunto relativamente alla natura delle domande in esso contenute. Il test è stato incentrato su due o tre argomenti che in pratica non vengono trattati nelle scuole (geometri ed istituti agrari) se non in forma assolutamente marginale, ignorando completamente invece quelli che sono il corpo e le assi portanti della materia”.
Sarebbe il caso di sapere, a questo punto, il pensiero del Miur. Sinora è trapelato solo qualche commento. Tra l’altro tutt’altro che esaustivo: da viale Trastevere si limitano a dire che ci troviamo di fronte a “risultati non fisiologici”. Tra qualche ora si riunirà una commissione di esperti al Miur: verificherà caso per caso le decisione di prendere. Ma è difficile, francamente, che possano sciogliere una matassa che giorno dopo giorno, selezione dopo selezione, sta diventando sempre più intrecciata. Ricorsi a parte, resta da capire cosa accadrà nelle decine di Facoltà universitarie dove si era organizzata la “macchina” per far partire i corsi, si erano preparati i programmi e si erano selezionati i docenti. Solo che ora manca la materia prima: i corsisti.
Per certi versi, sembra quasi ripercorrere quello che accaduto con le prove che hanno portato alla nomina dei dirigenti scolastici. Con viale Trastevere che ha tirato dritto e che ora si ritrova con diverse regioni con i vincitori di concorso su cui pendono le sentenze dei Tar tutt’altro che rassicuranti.

Per comprendere l’entità del pasticcio venutosi a creare, chiudiamo con il commento di Giunio Luzzatto, docente dell’Università di Genova e “padre” delle Ssis, che dalle pagine dell’Unità ha detto che queste selezioni rappresentano “una selezione del tutto irrazionale. L’elaborazione dei dati, svolta per le prime 5 classi da Francesco Coniglione sul sito www.roars.it, mostra quanto segue. La percentuale di candidati sufficienti ha come estremi l’81% (lingua araba) e il 3,5% (filosofia e pedagogia), mentre per le altre 3 classi varia tra il 25% e il 36%. Poiché non è credibile che vi siano tali enormi differenze nella qualità della preparazione fornita ai laureati delle diverse discipline”, l’accademico sostiene che “non si è stati capaci di tarare correttamente l’insieme dei quesiti (erano disponibili 3 minuti per quesito). Occorre che, anche in sede politica, si rifletta sulla situazione qui descritta e si propongano, per il futuro, adeguati correttivi. Proprio perché vogliamo docenti qualificati dobbiamo pretendere che i meccanismi di selezione siano credibili; altrimenti di dà spazio a chi vuole le chiamate dirette degli amici da parte delle scuole, o simili”.

 

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