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Tutti in classe il 26 aprile, dov’è la sicurezza? Urgono mascherine Ffp2, tamponi, monitoraggi, areazione e trasporti

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In attesa del rientro in classe quasi per tutti previsto per il 26 aprile, come ha fatto intendere il premier Mario Draghi in conferenza stampa e poi confermato dal ministro Patrizio Bianchi, già lunedì 19 i numeri degli alunni in classe sono destinati ad aumentare: diventeranno 6 milioni e 850 mila gli allievi in classe, a fronte di 8,5 milioni totali iscritti alle scuole statali e paritarie. Quindi, 291 mila in più rispetto alla settimana precedente.

A far lievitare la quantità di alunni sarà il passaggio della Campania dalla zona rossa ad arancione. Mentre resteranno in zona rossa Puglia, Sardegna e Val d’Aosta. In tutto, ha conteggiato Tuttoscuola, saranno quasi un milione e 657mila quelli ancora a casa in DaD la prossima settimana.

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Quanti alunni in classe da lunedì 19

La prossima settimana ben l’80,5% degli alunni italiani sarà quindi in presenza a scuola, in pratica quasi sui livelli del febbraio scorso, quando si erano sfiorati i 7 milioni in classe.

A livello territoriale, nelle tante regioni arancioni la percentuale di alunni in presenza oscillerà tra l’81% e l’86%, mentre nelle tre in zona rossa si fermerà al 51%.

Da lunedì 19 aprile gli alunni in presenza, sempre secondo Tuttoscuola, raggiungeranno l’84% al Nord, l’83% al Centro, il 76% nelle Isole (con un calo dovuto alla Sardegna), e il 74% nelle regioni del Sud.

Infine, le province autonome di Bolzano e Trento faranno registrare la più alta percentuale di alunni in presenza (87%).

Le garanzie che mancano

Ma quali garanzie avranno alunni, docenti e personale scolastico nello stare a scuola per diverse ore al giorno?

Come già rilevato, sono diversi i punti che rimangono oscuri: dai trasporti, che nei grandi centri risultano potenziati non ancora in modo adeguato, alla maggiore interazione scuole-Asl; dai monitoraggi e tamponi periodici (attivati solo in Alto Adige) alle forniture di materiali anti-Covid (ad iniziare dalle mascherine Ffp2, considerando che quelle fornite oggi sono considerate di pessima qualità e non a caso rifiutate in massa).

Fino alla ripresa sollecita della somministrazione delle prime dosi dei vaccini al personale scolastico. Come rimane un auspicio l’attivazione degli impianti di areazione automatica dei locali scolastici.

C’è poi il problema del distanziamento che in molte classi rimane impossibile da mantenere.

Risultano classi che possono variare da 22 a 29/30 alunni, talvolta con la presenza di alunni disabili, con l’attuale frequenza del 50-75 % degli studenti delle superiori il fenomeno sì è parzialmente attenuato, non rendendosi percepibile”, ha detto Mario Rusconi, leader Anp Lazio.

Giannelli (Anp): unica novità il 75% del personale vaccinato

I dubbi sono confermati dagli addetti ai lavori. “È stato lo stesso presidente Draghi a ricordare che nelle scuole gli ambienti sono ragionevolmente sicuri, ma all’ esterno?”, ha chiesto Antonello Giannelli, presidente Anp.

“A me non risulta – ha detto il sindacalista alla Stampa – che sia stato fatto molto né sui trasporti né che sia stato istituito un sistema di monitoraggio su tamponi”.

Rispetto a mesi fa “c’è una differenza”, ha aggiunto Giannelli, ed è che al personale scolastico è stata somministrata “la prima dose di vaccino. È una percentuale importante, siamo quasi al 75%, però si è deciso di fermare la vaccinazione di queste categorie per concentrarsi sulle fasce di età. Non vorrei essere frainteso, sono d’accordo sul criterio dell’anzianità, ma bisogna continuare a vaccinare anche il personale scolastico”.

“Le scuole – ha concluso il leader Anp – si aprono con il timore che si creino di nuovo le condizioni per una chiusura, si rischia di assistere a un’apertura effimera“.

Boccia (Pd): quali misure di sicurezza?

A porsi il problema sono anche i politici della maggioranza. L’ex ministro Francesco Boccia, oggi responsabile Enti locali della segreteria nazionale Pd, ha detto che “nella scuola italiana, gli studenti, i genitori così come gli insegnanti e tutto il personale, attendono con ansia di conoscere le nuove misure di sicurezza per evitare il rischio di contagi da variante inglese”.

Davanti al Nazareno, Boccia ha ricordato che si riprende la scuola “con quasi 500 morti”: in questo stato “sicuramente sarà stato predisposto un pacchetto immediato di interventi per salvaguardare la salute di tutti e proteggere la vita. Auspico, così come chiedono tanti sindaci e presidenti di provincia, che siano stati predisposti tamponi rapidi continui, un rigido distanziamento, l’igienizzazione continua e il tracciamento casi sospetti in tempo reale”.

Comuni ed enti locali cosa possono fare?

L’unica novità rispetto al precedente governo è invece solo quella dell’assegnazione, col decreto legge Sostegni, di 150 milioni di euro destinati alle scuole: gli istituti hanno ricevuto, in media, poco più di 18 mila euro. Con questi fondi le scuole hanno la possibilità di migliorare la prevenzione dei contagi, acquistando materiali vari.

Per dare la possibilità di fare i tamponi, invece, occorre l’intervento dei Comuni. Come ha fatto quello di Pesaro: “l’unico modo per garantire delle scuole sicure è controllare periodicamente i ragazzi con tamponi veloci”, ha detto il sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd Matteo Ricci.

“A Pesaro – ha aggiunto Ricci – abbiamo dimostrato che si può fare e siamo fieri di avere nella nostra città le scuole più sicure d’Italia. Non è un caso che il ministro Bianchi abbia voluto visionare il protocollo “Scuole Sicure”, costruito in questi mesi insieme alle associazioni che ci hanno aiutato”.

Il problema è che i Comuni in Italia sono quasi 8 mila: difficilmente, soprattutto quelli posti in territori con difficoltà economica, potranno seguire l’esempio di Pesaro.

Il ministro Enrico Giovannini ha cercato di potenziare gli Enti locali dando un nuovo appuntamento alla prossima settimana: Comuni e Province rimangono infatti perplesse per l’accelerazione del governo nelle riaperture dal 26 aprile.

Di certo, è impossibile pensare che in pochi giorni i grandi capoluoghi – come Roma, Milano, Napoli e Palermo – possano aumentare le corse dei mezzi di trasporto su cui si muovono studenti e personale a scuola. Per i piccoli centri, invece, qualcosa si potrebbe ottenere.

La domanda sorge comunque spontanea: riuscirà il governo a realizzare in una settimana quello che non è stato fatto nel corso dell’ultimo anno?

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