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Tutti in classe ma nelle scuole poco attrattive e scomode mancano i prof : i supplenti rinunciano, dati Cisl

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Con l’arrivo in classe odierno degli alunni di Calabria e Puglia, l’anno scolastico riparte per tutti gli alunni. Tanti di loro stanno riscontrando problemi anche extra Covid-19. E non di non poco conto. Come quello dei supplenti che non accettano l’incarico. La Cisl Scuola ha realizzato uno studio nazionale, arrivando a conteggiare 2 mila rinunce di supplenze solo a Milano, più mille a Torino, 480 a Brescia, e a Firenze circa 500 rinunce di posti Ata. Sono l’apice di un sistema di reclutamento che contiene evidentemente ancora troppe falle.

Le aree meno gettonate

“La procedura informatizzata per la domanda hanno facilitato le candidature, oltre 450mila, ma poi molti si sono ritirati, soprattutto al nord, e questo sta mandando in crisi alcune scuole – spiega Maddalena Gissi, segretario generale della Cisl Scuola -: forse la sede di destinazione per loro non è facilmente raggiungibile, o in generale l’insegnamento risulta di scarsa attrattività in certe aree. Dal centro in giù non succede”.

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Certo, ci sono anche 60 mila immissioni in ruolo, di cui 12 mila di sostegno. “La scuola ha riaperto i battenti e il ministro Bianchi ha aperto al dialogo. È stata una nostra battaglia. Ha garantito la copertura dal primo settembre. Ci aspettiamo che questa copertura continui nei prossimi anni”, ha tenuto a dire ancora Gissi. Che poi però puntualizza: “Ciò che manca, invece, sono i candidati nelle Gps, le graduatorie provinciali, del nord dove le università hanno chiuso le specializzazioni in sostegno limitandole a numeri risibili”.

Carenza di supplenti anche al Centro-Nord

Inoltre, “sono già esaurite le graduatorie a Venezia e in molte province dell’Emilia Romagna: così non si coprono scuole di infanzia e primarie e si deve procedere con la messa a disposizione. In Calabria, Sicilia e Campania le graduatorie invece sono infinite. Serve una migliore programmazione nelle università per il settore scuola”.

Secondo la numero uno della Cisl Scuola, se non si mette mano alla questione “il problema si riproporrà” nel mese di settembre anche dei “prossimi dieci anni. Sommato a quello delle classi numerose, che in media hanno oggi 25-26 alunni”: un numero eccessivo che nel periodo da emergenza Covid diventa anche rischioso per la salute.