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Ultimatum dei vescovi: dateci i nostri fondi. Il Governo cede in poche ore

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Sembrerebbe essersi risolta in poche ore la vicenda della protesta dei vescovi italiani che dopo aver espresso il loro dissenso, attraverso le parole di monsignor Bruno Stenco, Direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, per tagli alla scuola privata hanno assistito ad una repentina ‘retromarcia’ del Governo: niente riduzioni, come previsto in Finanziaria, ma l’approvazione di un emendamento del relatore Maurizia Saia al ddl Bilancio attraverso cui vengono stanziati 120 milioni per il 2009. Un’operazione che sembrerebbe mettere tutto a posto, visto che il taglio originario inizialmente prospettato dal Governo era di circa 130 milioni di euro. “Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini”, darà a caldo il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. Parole che sembrano essere una risposta a quelle di monsignor Stenco, il quale aveva detto che “le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese: qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici”.
Tutto a posto quindi? Non proprio, perché la questione potrebbe avere ulteriori strascichi: i 120 milioni previsti, derivanti da un taglio della stessa entità ai fondi di riserva speciali del Ministero dell’economia, dovranno essere ripartiti fra scuola pubblica e privata. Secondo quanto previsto da un altro emendamento alla Finanziaria del relatore Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) sarà il Ministro dell’istruzione, assieme al Ministro degli affari regionali e dell’economia, a stabilire entro 30 giorni dall’entrata in vigore della quanto potrà essere destinato alle scuole private e quanto alle pubbliche.
Il Pd, pur avendo criticato in commissione la decisione di concedere al Governo la discrezionalità sui fondi da ripartire fra scuola pubblica e privata, ha votato sì allo stanziamento dei 120 milioni. “Abbiamo sottolineato in Commissione – ha detto il senatore del Pd Giovanni Legnini – che dagli emendamenti viene fuori che il fondo serve a finanziare la scuola e che la ripartizione delle risorse è a discrezione del Governo. Nel testo – lamenta infatti Legnini – non c’è alcun riferimento alle scuole paritarie”. Tuttavia, aggiunge, “noi abbiamo votato a favore perchè incrementare le risorse per la scuola è sempre un bene”.
Gli esponenti politici del centro-sinistra non hanno comunque fatto mancare il loro dissenso per il repentino cambiamento di idee da parte del Governo. Secondo Claudio Fava, segretario nazionale della Sinistra Democratica, “centinaia di migliaia di ragazzi, genitori, docenti scendono in piazza in tutta Italia per rivendicare il diritto allo studio, per rivendicare più fondi per l`istruzione pubblica e Berlusconi rimane sordo alle loro legittime richieste per non far sprofondare ancor più il Paese nell`ignoranza con i tagli decisi negli ultimi mesi. Basta un semplice comunicato della CEI e il governo si mette sull`attenti e ritrova i fondi per le scuole private”.
Per Maria Pia Garavaglia, ‘Ministro ombra’ del Pd per la pubblica istruzione, l’annuncio del ripristino dei fondi per le paritarie rappresenta “soltanto un segnale”, ma “la cifra intera è ancora lontana dall’essere ripristinata: mancano all`appello ancora molti dei milioni che il precedente Governo aveva assegnato alle scuole paritarie. Il punto centrale della questione – conclude Garavaglia – dovrebbe essere quello di garantire pari diritti agli studenti e alle famiglie. Invece il Governo conferma di guardare all`istruzione nient’altro che come a un costo da contenere”.

Il taglio alle scuole paritarie è “un vecchio vizio di Berlusconi”, secondo l’ex ministro della Pubblica istruzione
Fortemente critico anche Beppe Fioroni (Pd), ex Ministro dell’Istruzione, secondo cui “si ripresenta un vecchio vizio di Berlusconi: già con il suo precedente Governo ci lasciò in eredità uno stanziamento che portava sostanzialmente alla chiusura delle scuole materne ed elementari paritarie nelle zone più disagiate del Paese. Oggi, la situazione che questo governo ha generato è ancora peggiore. E` necessario che Tremonti riveda gli obiettivi economici della Finanziaria, riducendo i tagli posti a carico della scuola italiana, statale e paritaria”.