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Una domanda secca al ministro Bussetti e al sottosegretario Giuliano

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Una domanda secca al ministro Marco Bussetti e al sottosegretario Salvatore Giuliano: come intendono qualificare, al di là dell’azzeramento di alcune scelte dei governi precedenti, il loro servizio al sistema scolastico italiano di oggi?

Cerco di svolgere la domanda richiamando la realtà effettiva, così da aprire un possibile dibattito.

Nelle scuole sono giorni di definizione dell’organico, quindi della costruzione delle cattedre, contando sul valore centrale della continuità didattica, ma sapendo anche che sono diverse le richieste, da parte dei rappresentanti dei genitori e degli studenti, di cambiare qualche docente, non giudicato “un bravo insegnante”.

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Ovviamente (non occorrerebbe scriverlo), i genitori e gli studenti non possono scegliersi i propri docenti, e le loro valutazioni non possono, anche se confermate da riscontri, tradursi in automatiche scelte finali da parte del preside.
Perché il primo criterio di assegnazione dei docenti alle classi, cioè di costruzione delle cattedre, è l’equilibrio tra e nei consigli di classe, cioè l’equità.

Ma non basta ripetere solo a parole questo valore-guida. Anche a scuola, lo sappiamo, vale ed ha un peso la reputazione, come nella vita, per cui tutti vorrebbero i docenti migliori, quelli che i ragazzi riconoscono come “bravi, capaci, in grado di coinvolgere, di entusiasmare, di trasmettere un pensiero positivo”, cioè dei veri “maestri”.

Il sistema scolastico italiano, non solo per i docenti, ma anche per i presidi, per i dsga e per tutto il personale, nega il valore “bravura” come prerequisito, da riconoscere con valutazioni ad hoc, per la professionalità, in nome di un ipocrita e finto egualitarismo.

Preferisce cioè continuare a considerare il proprio personale solo in modo neutro, come numeri: tutti eguali, tutti sovrapponibili.
Una sciocchezza, come può confermare chi la scuola la conosce. Perché le persone, le loro capacità, professionalità, disponibilità, maestria… non sono valori neutri.

Una volta venuta meno, in poche parole, la “chiamata diretta”, anche per l’ingenua protesta di un anno fa promossa dall’Anp, è evidente che diventa il “caso” il gestore ed il padrone dei destini di tutti, cioè quello che determina gli organici delle scuole, lasciando al solo vincolo individualistico l’opportunità o meno di un trasferimento, quindi di una assegnazione ad una scuola, comprese poi le solite graduatorie.

In poche parole, il “governo del cambiamento” di questo governo, condiviso da Bussetti e da Giuliano, porta, dalle prime scelte, al ritorno all’individualismo, sulla pelle dei ragazzi, quindi sulla qualità effettiva del “servizio pubblico”.

Basta solo che vengano abolite le responsabilità interne, cioè la dirigenza, il vincolo del Ptof, dei Dipartimenti, del Consiglio di Istituto e del Collegio, ed il ritorno all’individualismo, in nome della male interpretata “libertà di insegnamento”, sarebbe perfetto. Così il “cambiamento” diventerebbe totale, cioè il ritorno al passato. Completerebbe il tutto la riscoperta del mero nozionismo e la scuola per pochi di decenni fa. Altro che cultura per tutti, la prima risorsa del Paese, mobilità sociale, pari opportunità!

La scuola, cioè, nel governo di sistema del suo personale, tornerebbe alle contraddizioni del passato, assumendo come principio-guida il pallottoliere, il caso, il destino, ipotizzato già da Grillo per la scelta dei parlamentari. Cioè, addio all’effettiva “capacità”. Addio “all’etica della responsabilità personale”.

Non so quanti si rendono conto che è questo il vulnus che continua e continuerà a segnare, forse unico dei mondi del lavoro, il sistema scolastico italiano, ancorato al vecchio e rassicurante assistenzialismo.

La domanda iniziale, per chiudere, al ministro e al sottosegretario, entrambi provenienti dalla scuola, ed entrambi con esperienza di dirigenza scolastica, è ora chiara.
In sostanza, quali proposte intendono fare per inserire anche nella scuola l’etica della responsabilità a tutto il personale? O preferiranno assecondare la dominante aria che tira?
Intendono segnare la loro presenza al Miur con coraggiose scelte di qualità, o saranno figure incolori, come tante ce ne sono state in questi anni?