Home Archivio storico 1998-2013 Obbligo di istruzione Una scuola che sappia insegnare e gratifichi i docenti

Una scuola che sappia insegnare e gratifichi i docenti

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“Credo nella scuola aperta tutto il giorno. Perciò, sebbene di rado gli edifici siano accoglienti e attrezzati per una buona didattica, sono convinto che a scuola i nostri ragazzi debbano stare di più: non solo per altre ore di lezione, ma anche per attività integrative, di recupero, di valorizzazione. Di conseguenza, anche i docenti devono trascorrere più tempo a scuola; e, in cambio, guadagnare di più (a differenza della proposta del governo). La strada dovrebbe essere quella di un orario full time, più articolato nei compiti: oggi il monte ore per attività non di lezione non supera le 80 ore annuali, largamente insufficienti, checché ne dicano i miei critici. Più trasparenza sui carichi di lavoro, insieme a nuovi strumenti come il registro elettronico, permetterebbero inoltre di tenere sotto controllo chi non si dà abbastanza da fare, come succede in qualsiasi luogo di lavoro. Insomma, una scuola più esigente ma più gratificante per chi vi insegna.”
E dal nostro modestissimo punto di vista non possiamo che essere d’accordo con il direttore Gavosto, aggiungendo sommessamente che già un secolo addietro circa, Giovanni Bosco, con gli auditori, intuì ciò che ancora pare una proposta rivoluzionaria. Ma per certi versi anche Luigi Berlinguer, ai tempi del suo mandato, nelle sue proposte di riforma della scuola fece il punto sull’apertura costante delle scuole, dove oltre alla didattica di supporto, come dice Gavosto, si facesse anche musica e arte, e non solo in fase esecutiva e di ascolto ma anche in funzione proprio di laboratori musicali e di creatività artistica.
Una scuola come centro di aggregazione sociale e punto di riferimento nel deserto delle città e delle periferie urbane in mano spesso alla criminalità dentro le cui spire ancora molti giovani entrano senza rendersene nemmeno conto.
E una proposta anche in funzione della lotta contro gli abbandoni e le dispersioni e affinchè la scuola non sia più vista come luogo di “sofferenza”, ma di incontro, crescita sociale e culturale e crocevia di idee e creatività. Utopia?