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Uno studio del CNR di Pisa sulla violenza giovanile interroga scuola e famiglia

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April 03, 2025

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Come riportato da vari organi di stampa, lo studio condotto dall’istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa su un campione di adolescenti toscani dai 15 ai 19 anni ha prodotto risultati allarmanti. L’indagine Espad Italia (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) è una ricerca sui comportamenti d’uso di alcol, tabacco e sostanze psicotrope legali e non, da parte degli studenti e delle studentesse di età compresa fra i 15 e i 19 anni frequentanti la scuola secondaria di secondo grado. Lo studio è stato realizzato per la prima volta nel 1995 dallo stesso Istituto, attraverso la Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari, e dal 1999 si ripete con cadenza annuale.

In particolare, il sito della testata giornalistica radiofonica ‘Controradio’ informa che, secondo i dati dello studio succitato, circa 60 mila ragazzi toscani hanno dichiarato di aver partecipato a risse nel corso della loro vita. In particolare, 50 mila studenti hanno avuto gravi problemi nei rapporti con amici, genitori o insegnanti. Non solo: 16 mila ragazzi hanno partecipato a scontri di gruppo, e altrettanti hanno ammesso di aver commesso furti dal valore di almeno 10 euro. Oltre 14 mila giovani, il 9,1%, hanno avuto problemi con la polizia o segnalazioni al prefetto, mentre quasi 10 mila hanno danneggiato intenzionalmente beni pubblici o privati. Rispetto alla media nazionale, alcuni comportamenti sono meno diffusi in Toscana. Ad esempio, il 4,9% degli studenti toscani – circa 8 mila – ha ferito gravemente qualcuno, contro una media nazionale del 5,8%. E ancora, 5 mila giovani hanno utilizzato un’arma per ottenere qualcosa, una percentuale leggermente inferiore rispetto alla media italiana. Tuttavia, non mancano aspetti preoccupanti, come il fatto che circa 5 mila studenti abbiano colpito un insegnante, con una prevalenza simile tra ragazzi e ragazze.

Intervistata dalla redazione di Firenze del quotidiano La Repubblica, la coordinatrice italiana del progetto Espad ha espresso grande preoccupazione. Il dato che l’ha maggiormente colpita è il piccolo divario di genere osservato: le ragazze sono quasi al pari dei coetanei maschi in molti comportamenti violenti. È allarmante anche la crescente diffusione dell’uso di armi tra i giovani. La responsabile dell’indagine sottolinea anche che le ragazze, rispetto ai ragazzi, riferiscono più spesso di aver avuto gravi problemi relazionali o di aver avuto rapporti sessuali non protetti, un altro tema affrontato dallo studio. Infine, l’uso delle tecnologie apre un nuovo fronte di preoccupazione: circa 15 mila ragazzi hanno assistito a scene di violenza filmate con un cellulare, e 4 mila hanno dichiarato di averle riprese loro stessi.

Questo quadro desolante potrebbe indurre a pensare che i due principali ambienti educativi, famiglia e scuola, abbiano fallito. Ma chi entra in aula ogni giorno sa bene che i processi educativi sono complessi e lunghi. Non sempre si vince, è vero, la sconfitta bisogna metterla in conto, ma spesso i risultati si vedono sul lungo periodo, quando tutto viene rielaborato e riscoperto a un’età più matura.