Home Attualità Violenza sulle donne, Giannini: un linguaggio inadeguato può fare molto male

Violenza sulle donne, Giannini: un linguaggio inadeguato può fare molto male

CONDIVIDI
  • GUERINI

Per combattere la violenza contro le donne, occorre un diverso modello educativo. Ad iniziare dall’attenzione massima al linguaggio che si utilizza.

A sostenerlo, è stato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, intervenuta il 25 novembre al Forum contro la violenza sulle donne organizzato dal Corriere della Sera.

Icotea

“Il linguaggio di per sé è uno strumento potentissimo – ha detto il ministro, che è anche docente universitario linguista – che ci consente di rappresentare la realtà e la nostra visione del mondo. Quindi anche l’apparentemente innocente differenza tra la desinenza maschile o femminile può fare molto, perché vuol dire che ci si è abituati al fatto che una donna ricopra determinati ruoli. Devo dire che io però temo altri fenomeni che si legano all’uso del linguaggio”.

“Questa settimana – ha continuato Giannini – è anche dedicata alla lotta al bullismo e al cyberbullismo, che sono il pascolo in cui crescono fenomeni di aggressività anche verbale, di discriminazione a partire dai banchi di scuola che in età adulta possono trasformarsi in aggressione fisica contro le donne o femminicidio. Anche in questo caso, l’attenzione al linguaggio e una cultura del rispetto, che parta anche da un linguaggio adeguato, credo siano il primo messaggio che i nostri bambini e i nostri ragazzi devono ricevere”.

In conclusione, per Giannini “contro la violenza sulle donne ci vuole un impegno più sottile, più profondo e di lungo termine. L’unico strumento davvero efficace è quello di una gigantesca sfida educativa che dobbiamo prendere nelle nostre mani e proprio oggi, il giorno in cui da 17 anni il mondo ricorda un atto di violenza sulle donne e parla di questo argomento per contrastare la violenza fisica e verbale nei confronti delle donne, è l’occasione giusta per dare un messaggio positivo. Ce la possiamo fare con un modello educativo diverso”, ha concluso il ministro dell’Istruzione.

 

{loadposition el-ed-genere}

 

 

{loadposition facebook}