Home Personale 30 ore a settimana: qualcuno ha già deciso?

30 ore a settimana: qualcuno ha già deciso?

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Proprio in questi giorni, in cui non si contano più gli episodi di violenza verbale e fisica nei confronti dei docenti da parte di studenti e genitori (violenza in parte riconducibile alla politica scolastica degli ultimi decenni), è stata fatta circolare (come oramai tutti sanno) la notizia del possibile “arrotondamento” dell’orario scolastico degli insegnanti a trenta ore. Notizia in parte gonfiata da alcuni organi di stampa; in parte, però, realmente inquietante. Vediamo perché.

L’alacre lavoro degli esperti

Il fatto è questo: al MIUR alcuni gruppi di “esperti” stanno elaborando proposte per un’ennesima “riforma” dello status giuridico e dell’orario di lavoro dei docenti. Le proposte sono raccolte in documenti già resi pubblici. Nel capitolo b. Orario “all inclusive” si legge quanto segue:

La “consistenza” temporale del lavoro docente non dovrebbe coincidere con la pura prestazione di ore-lezione-cattedra (tra l’altro diversamente configurate per livello scolastico), ma orientarsi verso un orario “all inclusive” in cui abbiano pari dignità giuridica le ore di insegnamento diretto in aula; le attività di tutoraggio, accompagnamento, recupero; i momenti di studio, progettazione, formazione. Secondo alcune ipotesi questo orario onnicomprensivo si aggira sulle 30 ore settimanali.

In mezzo alla notizia

[In prima istanza si può immaginare un doppio profilo contrattuale della docenza, a scelta dell’interessato: con orario potenziato, con orario-base, con orario part-time, possibilità di optare rispetto ai contingenti previsti per ogni istituzione scolastica. Il regime ad orario potenziato sarebbe obbligatorio per tutti i docenti neo-assunti].

…ma era già stato scritto!

Ebbene (incredibile ma verissimo) identiche parole risultano già pubblicate alle pagine 27 e 28 di un notiziario Cisl di Bergamo del settembre 2014! Fanno parte di un articolo firmato da un’illustre personalità dell’USR Emilia-Romagna, ex insegnante elementare, autore di numerose pubblicazioni di carattere pedagogico, giuridico, organizzativo.

Consola sapere che i progetti di riforma dello status giuridico dei docenti e del loro orario di servizio vengano studiati da specialisti così competenti (e giustamente ben remunerati), anziché da semplici insegnanti, che conoscono il mondo della Scuola “solo” per esperienza diretta! Conforta un po’ meno scoprire che simili progetti son comuni al Ministero e ad uno dei sindacati “maggiormente rappresentativi”: soprattutto se si considera che in gran parte i docenti (benché sicuramente contrari all’ennesimo tentativo di aumentar loro l’orario di lavoro a scuola a parità di salario) credono ancora che le proprie istanze siano “maggiormente” rappresentate proprio da quei sindacati che, invece, hanno in comune con la controparte governativa i medesimi progetti di “riforma” che gli insegnanti stessi aborrono.

La Scuola come bancomat

In realtà tutti i Governi degli ultimi 25 anni hanno fatto a gara per strappare miliardi di finanziamento alla Scuola. Ci provò nel 2001 la Ministra Moratti, che tentò per prima di allungare a 24 ore settimanali l’orario frontale delle Medie e delle Superiori (per risparmiare un miliardo e mezzo). Ci riuscì nel 2008 l’accoppiata Tremonti/Gelmini col taglio di 8 miliardi che devastò il sistema scolastico nazionale. Nel 2012 Monti cercò nuovamente di tagliare un miliardo e mezzo imponendo le 24 ore di lezione frontale (a parità di salario!) a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado. Siccome non ci riuscì (grazie, come sempre, all’opposizione dei Sindacati di base), fu rispolverata una vecchia trovata (già di Luigi Berlinguer e di Letizia Moratti): quella del “Liceo Breve”, che consentirebbe di “risparmiare”, guarda caso, proprio un miliardo e mezzo!

Questo taglio s’ha da fare

La “sperimentazione” del Liceo quadriennale, secondo il MIUR, va avanti a vele spiegate, impermeabile alle proteste (anche di personalità eminenti come il compianto giudice Ferdinando Imposimato) che qua e là si levano nelle scuole e nell’opinione pubblica. Non ci sono santi né ragioni: questo taglio s’ha da fare e si farà.

Se poi si riuscisse, finalmente, a risparmiare pure un altro miliardo aumentando l’orario lavorativo dei docenti, sicuramente Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea sarebbero contenti. E allora, perché non provarci? Intanto si comincia col far circolare notizie pseudo rassicuranti, come quella del suddetto orario “all inclusive”. Si fa entrare nelle menti dei docenti l’idea che l’orario aumenterà, ma solo per dare “dignità giuridica” al lavoro sommerso degli insegnanti. Mica per farli lavorare e spremerli di più, figuriamoci! Mica per dar loro qualche compitino in più (magari al di fuori della funzione docente, visto che le segreterie delle scuole sono povere di personale e oberate di compiti)!

Fa peraltro riflettere la proposta di rendere l’orario “potenziato” «obbligatorio per tutti i docenti neo-assunti». Forse qualcuno nei Sacri Palazzi è consapevole che una tale turlupinatura sarà accetta ai docenti solo se accompagnata al ricatto della non assunzione?

Alvaro Belardinelli è rappresentante dell’esecutivo Nazionale di Unicobas Scuola & Università