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A Bergamo il percorso di formazione “In trincea per la pace”

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Prende il via mercoledì 3 giugno 2015, dalle 15.30 alle 17.30, presso il Liceo linguistico “Giovanni Falcone” di Bergamo, il percorso di formazione “In trincea per la pace” organizzato dal Convitto Nazionale “Cesare Battisti” di Lovere, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
In occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, cinquanta studenti del terzo anno di alcune scuole superiori bergamasche, con libera adesione, seguiranno un breve ciclo di lezioni che possano prepararli a divenire delle vere e proprie guide per quanti (scuole, associazioni, gruppi) vorranno visitare, a partire da settembre 2015, i luoghi della Grande Guerra.
I ragazzi provengono dagli Istituti superiori “Maironi da Ponte” di Presezzo, “Mascheroni”, “Collegio Vescovile Sant’Alessandro” e, in particolare, dal Liceo “Falcone” di Bergamo, che ha visto un´ampia adesione alla proposta.
Relatori della prima lezione dal titolo ”La Prima Guerra Mondiale: cronologia, cause, conseguenze in Italia e in Europa” saranno Camillo Andreana, già prefetto di Bergamo e cultore della Prima Guerra Mondiale, e Lorenzo Benadusi, docente di Storia contemporanea presso l´Università degli Studi di Bergamo.
Il secondo incontro, in programma giovedì 4 giugno dalle 14.30 alle 17, vedrà la presenza di Massimo Simonini, giovane autore del romanzo “Noi, tre italiani” che approfondirà il tema: “La Prima Guerra Mondiale nella Letteratura”.
In via di definizione il terzo e ultimo appuntamento.
Il percorso si concluderà con una visita delle giovani guide sui luoghi della Guerra, in modo da acquisire tutte le competenze necessarie per svolgere al meglio il ruolo che sarà loro affidato.
Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, si compiace per l’iniziativa sottolineando come “la scuola bergamasca continui a distinguersi per l´originalità e la ricchezza delle proposte progettuali, segno di una comunità vivace e di un sistema formativo che può essere considerato un modello non solo lombardo ma, in alcuni casi, anche nazionale”.