Aumentano le figure professionali che il Governo Meloni ha deciso di tutelare in caso di aggressioni fisiche che comportano lesioni nei confronti di un pubblico ufficiale: l’inasprimento delle sanzioni (che prevedono l’arresto in flagranza da parte delle forze dell’ordine), in un primo tempo introdotto solo per le aggressioni ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, agenti di polizia e al personale sanitario varrà anche per capotreni, personale che svolge attività a bordo dei convogli e gli arbitri delle manifestazioni sportive. A prevederlo è l’articolo 11 del decreto Sicurezza 2026 – che introduce modifiche all’articolo 583-quater del codice penale – su cui è arrivata la ‘bollinatura’ da parte della Ragioneria di Stato. Gli economisti di Stato hanno dovuto, in particolare, verificare le coperture per l’aumento degli organici delle forze di polizia, reputati dal Governo inevitabili frenare i facinorosi in caso di manifestazioni di piazza.
Nel testo avallato dal dipartimento del Mef si parla infatti di intervento, in caso di “lesioni personali”, da attuare nel qualora queste si producano “a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, a un dirigente scolastico o a un membro del personale docente della scuola, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali, nonché a personale che svolge attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto ferroviario o agliarbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive”.
Come anticipato qualche mese fa dalla Tecnica della Scuola, la norma varrà quindi anche per gli arbitri, sempre più spesso oggetto di aggressioni in campo, in certi casi anche attraverso assurde forme di sessismo, oltre che da parte dei genitori o del pubblico sugli spalti.
Per quanto riguarda il mondo della scuola, qualche giorno fa Antonello Giannelli, presidente nazionale del sindacato Anp dei dirigenti scolastici, aveva detto che avrebbe auspicato che “le misure previste possano finalmente porre fine all’inaccettabile sequela di atti di violenza che negli ultimi anni ha colpito, senza distinzione dirigenti, docenti e personale Ata, restituendo all’ambiente scolastico la dignità, la sicurezza e la serenità che costituiscono prerequisiti imprescindibili per lo svolgimento di un’ordinata attività didattica”.
Ma cosa prevede il decreto? Per gli atti violenti contro il personale scolastico si apre a una pena aggravata della reclusione da 2 a 5 anni, e in caso di lesioni personali gravi o gravissime, la pena sale, rispettivamente, da 4 a 10 anni e da 8 a 16 anni.
Sul fronte della prevenzione, con l’ampliamento dei reati che fanno scattare l’ammonimento del questore nei confronti dei minorenni dai 12 ai 14 anni, il dl prevede una sanzione amministrativa pecuniaria, da 200 a 1.000 euro, a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti ad offendere.
Nel testo approvato dalla Ragioneria e firmato dal Capo dello Stato, è inoltre confermata la stretta sulle armi da taglio, inclusi il divieto di vendita ai minori e le sanzioni amministrative per i genitori dei minori che lo violano: a differenza dei testi iniziali, però, quello bollinato non prevede l’obbligo di registrazione delle vendite.
In particolare, il dl prevede due concorsi straordinari, nel 2026 per 1.800 posti ispettori superiori della Polizia di Stato e nel 2027 per 2.400. Viene autorizzata la spesa di 7,6 milioni per il 2027, 4,8 milioni per il 2035, e per gli straordinari degli agenti 4,8 milioni all’anno dal 2028 al 2034 e a decorrere dal 2036. Gli interventi di sicurezza urbana sono coperti per 20 milioni con la riduzione del Fondo per la riforma della polizia locale, 25 milioni con somme del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di mafia, estorsione e usura e 3 milioni dal programma ‘Fondi di riserva e speciali’.
Per essere considerato operativo, il decreto legge, approvato lo scorso 5 febbraio dal Consiglio dei ministri, sul quale è arrivata, a distanza di poche ore, prima la ‘bollinatura’ della Ragioneria di Stato e poi anche la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica: successivamente, è questione davvero di giorni, sarà anche pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Da quel momento sarà poi preso in carico dalle Camere e serviranno ulteriori 60 giorni per l’approvazione definitiva, durante i quali il Parlamento potrà approvare delle modifiche.