A gennaio, alla ripresa dei lavori parlamentari, si tornerà a parlare di un provvedimento legislativo al quale l’attuale maggioranza di Governo sembra attribuire grande importanza.
Le attività di inclusione delle scuole dovranno infatti riguardare anche gli alunni ad alto potenziale cognitivo. Il disegno di legge A.C. 2654, recentemente approvato dal Senato e che a gennaio sarà all’esame della Camera, punta proprio a garantire il diritto alle pari opportunità di istruzione per quegli studenti che mostrano capacità di apprendimento precoci e superiori alla media rispetto ai propri coetanei.
Secondo quanto stabilito dal provvedimento, viene definito studente ad alto potenziale cognitivo colui che manifesta una maggiore e più veloce capacità di apprendimento e un raggiungimento precoce di competenze specifiche, includendo anche i casi di “doppia o multipla eccezionalità”.
La svolta normativa risiede nell’inserimento di questi ragazzi nell’area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), permettendo così l’accesso a strumenti didattici finora riservati ad altre categorie di fragilità o disturbi dell’apprendimento.
Il cuore della riforma prevede l’adozione di un Piano triennale sperimentale di attività per l’inclusione scolastica. Il Piano, che dovrebbe partire dall’anno scolastico successivo alla sua adozione, si articola in diverse fasi:
Per supportare le famiglie, la legge prevede inoltre la delega al Governo per garantire una consulenza continuativa e individualizzata e l’adozione di criteri uniformi per il Piano Didattico Personalizzato (PDP), al fine di prevenire l’abbandono scolastico causato dal mancato soddisfacimento delle esigenze cognitive di questi alunni.
Per monitorare l’attuazione di queste misure, sarà istituito un Comitato tecnico-scientifico composto da dieci esperti designati dai Ministeri dell’Istruzione e della Salute, oltre che da INDIRE e INVALSI.
Il disegno di legge, manca a dirlo, sottolinea che l’intera riforma dovrà essere attuata senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le attività di formazione dei docenti, ad esempio, dovranno svolgersi al di fuori dell’orario di servizio e senza costi aggiuntivi, un punto che ha sollevato la necessità di ulteriori chiarimenti da parte del Governo per garantirne l’effettiva fattibilità.
Entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi necessari per il riconoscimento ufficiale di questi studenti. Al termine del triennio di sperimentazione, il Ministro dell’Istruzione dovrà presentare alle Camere una relazione conclusiva per valutare l’efficacia delle misure adottate e decidere come stabilizzare il sistema di supporto.