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Alunno precipitato dalle scale a Milano, il processo continua; bambini di prima all’ultimo piano della scuola: tutto ok secondo la maestra

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Prosegue presso il tribunale di Milano il processo nei confronti di una delle insegnanti della scuola “Pirelli” dove, due anni fa, era morto un bambino di classe prima per essere precipitato dalla scala.

La dinamica dell’incidente è ormai chiara: il piccolo era uscito dall’aula per recarsi in bagno, ma l’area non era “presidiata” dalla collaboratrice scolastica che, probabilmente, si era allontanata.
Il bambino era stato “attirato” da una sedia a rotelle presente nell’atrio, vi era salito e si era spostato verso la ringhiera; poi ha perso l’equilibrio ed precipitato nella tromba delle scale.
Nella mattinata del 21 marzo, nel corso dell’udienza, l’insegnante di sostegno ha dichiarato: “Di prassi ho sempre autorizzato i bambini che dovevano andare in bagno fuori dall’intervallo di lavoro, solo accertandomi che ci fosse il collaboratore scolastico nel corridoio. Nella nostra scuola i collaboratori scolastici possono essere chiamati al telefono, e sono raggiungibili anche con un citofono, ma sono sempre in numero troppo limitato”.

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Come si ricorderà in molti avevano fatto notare che forse sistemare una classe prima al terzo piano dell’edificio non era stata una buona idea, ma la maestra ha detto: “Io ho lavorato in tante scuole, anche in altre parti d’Italia, e lì si è sempre preferito mettere le prime classi ai piani alti degli istituti perché si presuppone che i bambini più piccoli siano anche meno alti e meno capaci di sporgersi dalle balaustre e quindi più in sicurezza”.

Un’altra maestra che ha testimoniato ha detto: “Non so se al posto delle mie colleghe che erano in classe quel giorno, avrei mandato il bambino in bagno da solo, ma visto che sono persone che stimo, mi viene da pensare che lo hanno mandato perché avranno visto che ci fosse la collaboratrice in corridoio che controllava”.

Il processo proseguirà il prossimo 23 giugno con la requisitoria del Pubblico Ministero.
A suo tempo la collaboratrice scolastica era stata condannata a seguito della sua richiesta di patteggiamento, mentre qualche mese fa la maestra di classe era stata assolta nel processo d’appello.