Home Personale Anche i laici d’accordo con la scuola religiosa di Trento: scelta logica

Anche i laici d’accordo con la scuola religiosa di Trento: scelta logica

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Licenziare una docente perché ritenuta lesbica? Può essere una scelta logica, nell’ottica di una scuola cattolica. Ma a questo punto i soldi pubblici non possono andare a chi discrimina. E’ in sintesi ciò che sostiene il presidente del Comitato laici del Trentino, Mauro Bondi, a proposito della denuncia partita dai Comitati Tsipras del Trentino per il mancato rinnovo del contratto di una insegnante lesbica, da parte di una scuola religiosa paritaria di Trento. Una versione smentita dai vertici dell’istituto prima adducendo ragioni economiche, poi per voce della madre superiora, che ha spiegato di avere parlato con la professoressa, “cercando solo un dialogo per capire se avesse un problema personale” e di essere stata fraintesa nelle intenzioni.
“Per una volta – afferma dalle colonne del quotidiano locale Corriere del Trentino – devo stare dalla parte della Chiesa. Mi pare del tutto logico che una scuola cattolica, con i suoi principi, che non sono i miei, possa avere fatto una scelta di questo tipo. E’ la scelta che probabilmente si aspettano i genitori che mandano i loro figli in una scuola cattolica. Il punto non è però quello che può decidere o meno una scuola privata, ma che il pubblico non può finanziare una scuola che discrimina e va contro la Costituzione”.

Parole non molto diverse da quelle che aveva pronunciato l’assessore provinciale alle pari opportunità, Sara Ferrari. “Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnate – aveva detto – fosse basato su un orientamento che attiene a una sfera ‘personalissima’ la cosa sarebbe grave. Nessuna scuola, anche se paritaria, in quanto integrata a pieno titolo nel sistema formativo provinciale e che offre un servizio pubblico, può selezionare i docenti per le proprie scelte di vita quando questi esprimano professionalità e correttezza nell’esercizio delle proprie funzioni”.

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I primi a condannare la decisione era però stati gli esponenti di Rifondazione comunista: secondo Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, e Giovanna Capelli, responsabile Scuola, con questa vicenda “la Costituzione è stata ferita in più punti: il diritto a scegliere e praticare il proprio orientamento sessuale, la libertà di dichiararlo dove e come si ritiene più opportuno nel contesto del vivere quotidiano, il diritto al lavoro che è fondativo della nostra Repubblica. Ma il nodo dirimente è che questa violazione plurima avviene da parte di un’istituzione, una scuola confessionale che una legge scellerata (quella sulla parità scolastica, la 62 del 2000 proposta da Luigi Berlinguer, che Rifondazione ha osteggiato sia nelle aule parlamentari che nei territori) considera interna al sistema scolastico nazionale e a cui affluiscono corposi fondi pubblici”.