Home Attualità Bonus cultura, centri di aggregazione culturale al posto di 500 euro?

Bonus cultura, centri di aggregazione culturale al posto di 500 euro?

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Pensiamo a dei centri dove trovare libri, musica, teatro, arti figurative, attività sportive, escursioni naturalistiche -che aiutino a conoscere, rispettare e amare l’ambiente- insomma tutto ciò che può costituire un’alternativa ad un’aggregazione deviante, alla ricerca dello sballo o della dimostrazione di presunto coraggio, attraverso la vigliacca aggressione verso coetanei pacifici come introduzione alla criminalità. Centri che prevedano la presenza di educatori specificatamente formati, anche come educatori di strada, in grado di “agganciare” i ragazzi nei loro luoghi di aggregazione spontanea e di collaborare con le famiglie, relazionandosi con gli assistenti sociali, e con la scuola, grazie al confronto con gli insegnanti.

Non parliamo peraltro di novità assolute: Don Bosco fece nascere gli oratori salesiani e i CAG (Centri di Aggregazione Giovanile) costituiscono già in molti casi esperienze positive; sicuramente parliamo però di realtà non sufficientemente diffuse su tutto il territorio nazionale e dotati di scarse risorse.

L’attribuzione di denaro ai singoli fa parte di una concezione dell’intervento sociale basato sull’individualismo e l’isolamento delle persone, invece che sullo sviluppo della socializzazione e delle capacità di relazionarsi civilmente. Il rispetto reciproco, la solidarietà, lo spirito di cooperazione, quel prendersi cura degli altri fondamentale anche per Don Milani e alternativo all’attenzione solo ai propri interessi personali, possono essere sviluppati se a scuola e fuori dalla scuola si riesce a lavorare non solo in condizioni di isolamento individualistico, ma creando momenti di aggregazione e cooperazione, che sviluppino il senso di appartenenza nel rispetto delle diversità.

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Utilizzare a scuola modalità di lavoro quali l’apprendimento cooperativo, il peer tutoring, l’insegnamento reciproco e creare situazioni extrascolastiche in cui si possano vivere esperienze di gruppo dove il confronto democratico con persone diverse per abilità o per provenienza culturale, etnica o sociale prenda il posto della prevaricazione e in cui si entri in contatto con la bellezza della natura e dell’arte, significa proporre un’alternativa esistenziale ben diversa da quella derivante dalla distribuzione di soldi a pioggia, tra l’altro anche a chi non ne avrebbe bisogno e solo a chi ha diciotto anni. Come se prima e dopo non servissero più interventi sui giovani.

Avevo già scritto su questo tema il 14 aprile del 2016 e poi di nuovo il 17 gennaio di quest’anno, auspicando un ripensamento e raccogliendo molte approvazioni, ma l’ascolto, prospettato a parole, non è stato certo un pregio degli ultimi governi.

Se però non si vuole prestare attenzione alle opinioni di chi vive l’esperienza quotidiana della relazione con gli adolescenti dentro e fuori dalla scuola, almeno una maggiore attenzione alle evidenze scientifiche sull’efficacia degli interventi sarebbe utile, piuttosto che fondare la propria azione sulla conquista del consenso immediato tramite distribuzioni di denaro ai singoli. E questa attenzione indurrebbe a non gridare troppo allo scandalo di fronte alle intenzioni dichiarate dal Ministro Bussetti di eliminare la 18 App e i relativi 500 Euro ai diciottenni.

L’importante è che quei soldi siano destinati ad interventi più efficaci e non a finanziare vantaggi fiscali per i più ricchi, sottraendo agli interventi educativi quel poco che c’è a disposizione, altrimenti continueremo nella deriva verso un mondo giovanile sempre più difficile da gestire e ad una scuola sempre meno rispettata, in cui genitori iperprotettivi assumono atteggiamenti violenti persino peggiori di quelli dei figli.

In questi casi pare fondamentale e doverosa la tutela da parte dello Stato dei propri Pubblici Ufficiali, ma come sempre l’azione più efficace è la prevenzione.

Tipica dell’età adolescenziale è la necessità di aggregarsi con coetanei. Non a caso si parla di baby gang e non a caso il bullismo è un fenomeno che prevede un bullo ma anche dei gregari.

L’azione più efficace passa quindi, a maggior ragione, non certo dalla disponibilità monetaria individuale, ma attraverso una proposta di aggregazione e di socializzazione costruita su valori diversi. E si tratta di interventi urgenti.