I docenti sono troppo stressati: il burnout è ormai una sfida cruciale per il sistema educativo, essendo una condizione che incide profondamente sul benessere psicofisico e sulla qualità dell’insegnamento.
Il burnout è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una sindrome derivante da stress cronico sul posto di lavoro, che non è stato gestito con esito positivo. Le professioni d’aiuto, tra cui l’insegnamento, sono le più vulnerabili a causa dell’elevato carico emotivo e relazionale richiesto quotidianamente, che può portare a un esaurimento energetico e a un distacco cinico dal proprio ruolo professionale.
A proposito di questa piaga, è stata presentata questa mattina, 10 febbraio, presso l’aula Giubileo dell’Università LUMSA, Happy Teaching, l’app per l’automonitoraggio del benessere psicologico e del rischio di burnout negli insegnanti, sviluppata dall’Università LUMSA in collaborazione con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma e con la società di sviluppo software Logix, nell’ambito di un progetto PRIN 2022 finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR).
All’interno delle scuole italiane, il fenomeno ha raggiunto proporzioni allarmanti, con dati che suggeriscono come un insegnante su due soffra di stanchezza emotiva prolungata. Ecco cosa ha detto la professoressa Caterina Fiorilli, direttrice del dipartimento Scienze Umane dell’Università LUMSA e responsabile del progetto Happy Teaching: “Negli ultimi anni, le attività condotte dal nostro gruppo di ricerca sul benessere degli insegnanti hanno consentito di monitorare in modo sistematico indicatori quali lo stress, il disagio emotivo e le sofferenze psicofisiche degli insegnanti di ogni ordine e grado. I dati raccolti delineano un quadro chiaro: in media, un insegnante su due sperimenta, per periodi prolungati, una significativa stanchezza emotiva e cognitiva che impatta negativamente sulle prestazioni professionali. Problemi di attenzione, concentrazione, memoria, capacità di risolvere problemi legati alla gestione della classe, difficoltà nella gestione dell’ansia e della rabbia rappresentano alcuni dei segnali più allarmanti che gli insegnanti riferiscono nelle interviste e nei colloqui condotti nell’ambito dei diversi progetti di ricerca.
Lo stato di salute dei docenti influenza direttamente la motivazione allo studio e l’impegno scolastico dei propri studenti: una relazione che dovrebbe allarmarci e spingerci a non sottovalutare i primi segnali di difficoltà che gli insegnanti provano e manifestano a scuola. I dati internazionali confermano questo quadro: il 56% degli insegnanti considera fonte di stress l’eccessivo carico di lavoro amministrativo, mentre per il 48% degli insegnanti il rapporto con i genitori degli studenti rappresenta una fonte significativa di stress (fonte: OECD, TALIS 2024). È a partire da questo percorso di ricerca che nasce l’Osservatorio Scuola e Benessere (OSB) dell’Università LUMSA. con l’obiettivo di dare continuità e struttura permanente alle attività di monitoraggio, studio e trasferimento delle conoscenze sul tema del benessere degli insegnanti e delle comunità scolastiche”.
“Il burnout è definito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità come una sindrome derivante da stress cronico sul posto di lavoro, che non è stato gestito con esito positivo. Le professioni più colpite sono tendenzialmente quelle ‘d’aiuto’ ovvero quelle che, a causa dell’alto carico emotivo e relazionale come avviene in sanità, nell’insegnamento, nelle forze dell’ordine o nell’assistenza sociale, possono provocare esaurimento emotivo e fisico. Il burnout si manifesta, essenzialmente, con stanchezza cronica fin dal mattino (circa il 31% dei casi), dovuta all’esaurimento emotivo che si manifesta fisicamente con insonnia o disturbi del sonno, mal di testa, disturbi gastrointestinali, talora riflettendosi su diversi apparati ed organi quali anche la funzionalità cardiaca e, dal punto di vista comportamentale e cognitivo, con difficoltà di concentrazione, irritabilità, ansia, e calo della motivazione, influenzando globalmente non solo la vita lavorativa quanto quella privata.
La sperimentazione di ‘dispositivi indossabili discreti di tipo digitale’, che misurano ‘bioparametri’ possono coadiuvare (non sostituire), quando correlabili, le valutazioni psicologiche o mediche sul lavoratore combinando dati soggettivi/percettivi a dati oggettivi e, di conseguenza, rendendo maggiormente solida l’identificazione preventiva della possibile evoluzione in burnout del lavoratore e potenzialmente rendendo più ‘personalizzato’ e, per questo efficace, il percorso eventuale di supporto/terapia”, ha osservato nel suo intervento il prof. Umberto Moscato, associato di Medicina del Lavoro all’Università Cattolica del Sacro Cuore
Per rispondere a questa emergenza, è stata sviluppata l’app “Happy Teaching“, che permette l’automonitoraggio anonimo del rischio tramite questionari e un sistema di feedback a “semaforo”.
I questionari indagano le seguenti aree:
– Burnout
– Ansia, Stress, Disagio emotivo
– Bilanciamento scuola-famiglia
– Lavoro compulsivo
– Coinvolgimento lavorativo (engagement)
– Stato di salute
– Supporto percepito
– Soddisfazione lavorativa
– Autoefficacia professionale
– Torpore e sonnolenza
– Empatia
– Regolazione delle emozioni
– Utilizzo di Internet