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Casini: basta contrapporre scuola pubblica e privata

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Nel definire i programma elettorali, in vista delle elezioni politiche del 9 aprile, continua ad avere spazio la querelle tra scuola pubblica e privata. L’ultimo a dire la sua è stato l’attuale presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, durante un intervento, avvenuto il 3 marzo, al XIV Congresso dell’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche. Secondo il leader dell’Udc la contrapposizione tra le due organizzazioni scolastiche “non ha più senso: se si superano i pregiudizi e si guarda con serenità all’impegno delle scuole cattoliche nella società – ha osservato – si superano facilmente anche le ragioni delle contrapposizioni tra scuola pubblica e scuola privata, tra scuola laica e cattolica, tra modernità e tradizionalismo: si tratta di un armamentario ideologico sterile, che è chiaramente inadeguato a interpretare il presente”.
Per Casini, le prese di posizione, spesso al limite dello scontro, di chi gestisce i due sistemi non aiutano certo a costruire una scuola di qualità. “Alimentare un atteggiamento conflittuale tra le diverse istituzioni, quali che siano gli orientamenti individuali cui esse si richiamano, non ha più senso”, ha detto il leader dell’Udc spiegando, allo stesso tempo, che una competizione costruttiva fa invece bene al sistema scuola complessivo: “le scuole cattoliche – ha spiegato Casini – sono una grande ricchezza per la comunità nazionale” e “la competizione tra scuola pubblica e privata accresce la qualità dell’istruzione”. Il leader centrista ha inviato la platea, invece, a soffermarsi su due questioni ben precise che stanno al centro dei problemi della scuola: la diversificazione dell’offerta e la sua qualità. “In questo quadro ricercare la diversificazione – ha spiegato il presidente uscente della Camera – significa valorizzare le tante importanti esperienze educative private che il nostro Paese conosce, fermo restando ovviamente il ruolo insostituibile della scuola pubblica”. Casini ha colto l’occasione, anche, per elogiare l’attività dell’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche: “è un’attività – ha detto – condotta con rigore, serietà e senza clamori, ma alla quale non mancano certo l’entusiasmo e le motivazioni forti”.
Il leader Udc ha quindi cercato di ricordare ai presenti come i valori cattolici siano difficili da portare avanti a testa alta perché sempre più stritolati da una “tendenza preoccupante che investe gran parte della nostra società: la sfera dei valori e dei principi che dovrebbero governare le scelte degli uomini viene sempre più confinata nella dimensione dell’indifferenza”. Per Casini bisogna avere coraggio e tanta convinzione in sé. “Ci troviamo a fare i conti con un altro dato allarmante: chi decide di farsi carico della dimensione dei valori assumendo come guida l’insegnamento della Chiesa cattolica viene guardato con sospetto e con diffidenza. Viene messo in discussione lo stesso diritto della Chiesa di esprimere liberamente il proprio avviso sui temi che più profondamente interrogano la coscienza degli uomini, come la vita, la famiglia, la ricerca scientifica”. Casini dà la colpa di tanto clamore ingiustificato ad un errore di interpretazione del dettato costituzionale che ha decretato, all’indomani del secondo conflitto mondiale, la laicità dello Stato. Tuttavia “non ha senso – ha concluso – parlare di laicità dello Stato se essa non si fonda sulla libertà: si ritiene la laicità dello Stato come una religione, un dogma, un presupposto, invece la laicità rappresenta un valore solo se si fonda sulla libertà”. Quella libertà che il 9 aprile permetterà ai cittadini italiani di dire la loro sul governo da scegliere e quindi sul futuro della scuola italiana: è probabile, infatti, che a seconda dell’esito si decideranno le sorti “concatenate” e allo stesso tempo inversamente proporzionali sia della scuola pubblica che di quella privata.
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