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Con la riforma Moratti a rischio anche il tempo pieno

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La scuola a tempo pieno non esite più. Il Rapporto del Gruppo ristretto di lavoro – meglio noto come Commissione Bertagna dal nome del suo presidente non ne fa alcun cenno.
La scuola a tempo pieno, pur non essendone stata autorizzata l’ulteriore espansione dalla Legge 148/90, di fatto ha accolto un numero sempre crescente di alunni. Non solo. Anche tra le famiglie ha riscosso, e continua a riscuotere, un costante e motivato successo in tutte zone d’Italia, con maggiore richiesta nelle regioni del Nord e in quelle del Centro dove maggiormente risponde come un vero e proprio servizio educativo.

Che la domanda di tempo pieno di anno in anno sia aumentata lo dimostra il fatto che, oggi, una famiglia su quattro sceglie, per i propri figli, il tempo pieno che è frequentato da quasi 600mila alunni,  pari ad un quinto dell’intera popolazione scolastica.
Oggi la Commissione Bertagna con la sua proposta di un unico modello – comune a tutti i gradi e ordine di scuola – a 25 ore settimanali, in 33 settimane e per un totale di 825 ore annuali, in pratica decreta la fine, ove la proposta divenisse legge, anche del tempo pieno visto che a questo tipo di scuola mancherebbero ben 15 ore che non potranno essere recuperate dalle 300 ore aggiuntive indicate dalla commissione come destinate ai  ‘laboratori’.

Ciò rappresenta un ulteriore colpo alla scuola elementare dopo la proposta dell’abolizione del modello a moduli e il ritorno all’insegnante unico.

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