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Concorso dirigenti scolastici, appello dell’Anp: se non si fa situazione ingovernabile

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Le associazioni sindacali dei dirigenti scolastici non perdono occasione per ricordarlo: il concorso per assumere i 2.800 dirigenti scolastici, che a quanto in più occasioni annunciato, anche dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, avrebbe dovuto vedere la “luce” entro la fine del 2010, va fatto e pure in fretta. In caso contrario molte scuole diventeranno ingovernabili. Stavolta l’occasione per ribadire il concetto l’ha espressa Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, che in occasione della tavola rotonda ‘Dirigere le scuole’, svolta nel Palazzo del Seminario a Roma,ha sottolineato che se il ministero dell’Economia non sbloccherà “subito il concorso per assumere 2.871 presidi promesso dalla Gelmini la situazione diventerà ingestibile: entro il 2012 ci saranno 2.900 presidenze vacanti concentrate soprattutto al Nord”.
Rembado ha aggiunto che “se non ci sarà lo sblocco arriveremo ad una situazione ingovernabile, con numerosi disservizi nelle scuole. Oggi ci sono 1.300 posti vacanti, a settembre saranno 2.100, nel 2012 saranno 2.900”.
Il sindacalista dei presidi ha anche confermato che la maggior parte delle ‘reggenze’, i dirigenti impegnati su più istituti, si stanno verificando e si verificheranno in tre regioni: Lombardia, Piemonte e Veneto. Il leader dell’associazione dei presidi ha poi spiegato che non si possono dare indicazioni su quanto durerà l’attuale momento di stand by: “dopo molte sollecitazioni – ha concluso Rembado – non abbiamo avuto risposte”. Quelle che lo stesso ministero dell’Istruzione ha chiesto al Mef da tempo, senza però, a sua volta, ricevere risposte in merito alla copertura dei fondi necessari per “coprire” le assunzioni. Il rischio è che, dato per scontato che l’esito del concorso non avrà effetti sul prossimo anno scolastico, se non si riuscirà ad accelerare i tempi il 2012/2013 si svolgerà con un numero impressionante di “reggenze”. Con tutti gli effetti negativi, sulla qualità dell’offerta formativa e sui rapporti con docenti e famiglie, che gli addetti ai lavori conoscono bene.
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