Il giornalista e conduttore Massimo Gramellini sta per debuttare con uno spettacolo teatrale intitolato “L’ora di educazione sentimentale“, incentrato sul tema dell’educazione affettiva, scritto da lui e dalla moglie Simona Sparaco.
Ecco cosa ha raccontato a Vanity Fair: “Adesso la chiamano sessuo-affettiva, evidentemente perché ‘sentimentale’ sembrava una cosa troppo aleatoria e poco materiale. Educarsi a conoscere meglio sé stessi ed essere più consapevoli di quello che si vive è fondamentale. Ho avuto un padre che, essendo un uomo della sua epoca, pensava che dell’amore e dei sentimenti non si dovesse parlare: era un argomento tabù perché un vero uomo non si mette a discutere d’amore. Era una cosa da femminucce. Adesso è cambiato tutto, per fortuna”.
“Abbiamo bisogno tutti di un’educazione sentimentale, anche gli anziani: tu puoi anche essere un pozzo di scienza, ma l’intelligenza emotiva non c’entra niente con l’intelligenza che usi sul lavoro. Puoi essere un pozzo di scienza e poi, a livello emotivo, essere totalmente incapace di gestire una rottura, un litigio, un conflitto. È chiaro che questa realtà si rivolge a tutti”, ha aggiunto.
Ed ecco una lode ai docenti: “L’educazione sentimentale, insomma, l’ho costruita giorno per giorno grazie all’esperienza. Mi hanno aiutato tutti quei professori che, per raccontare la loro materia, ci mettevano un’energia e una passione straordinarie”.
Infine Gramellini ha spiegato l’escamotage che usa per educare i figli all’uso consapevole dei device elettronici: “Quando ci sediamo tutti insieme a cena la regola è mettere tutti i telefoni su una ciotolina vicino al tavolo: per quella mezz’ora può chiamare anche il Padre Eterno ma nessuno risponde al telefono. Non ha senso che un padre dica al figlio di non usare il telefono mentre lui scrolla il telefono per primo. I ragazzi non ascoltano quello che dici, ma vedono quello che fai”.