Home I lettori ci scrivono Contratto Scuola: “Se il brutto giorno si vede dal mattino…”

Contratto Scuola: “Se il brutto giorno si vede dal mattino…”

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Il ministro Giannini ha confermato l’arrivo dei 500 euro nelle tasche di ogni docente per attività di formazione e aggiornamento, l’acquisto di software.

Invece, la titolare del Miur si è dimostrata molto cauta o tiepida di fronte al rinnovo del C.C.N.L, cavandosela con “per questo c’è il ministro Madia”.

Ora quello che ha subito messo in agitazione me e molti altri docenti , soprattutto i più assidui frequentatori degli ambienti virtuali è il tono della risposta, trasmettendo la sensazione che la questione contrattuale non sia un problema , non rientri tra le sue urgenze. O meglio sia un accessorio, un particolare di secondaria importanza.

E’ indubbio che in questo momento la sua priorità è l’attuazione della Legge di Riforma della scuola (L. 107/15 ) Del resto dall’alto del suo stipendio di parlamentare (benefit inclusi e) e di ministro non potrà mai capire, cosa significa avere il Contratto congelato da sei anni, gli scatti d’anzianità incerti.

E questo mi preoccupa!!! Per inciso, ricordo un’intervista del Ministro che dichiarava la necessità che gli insegnanti avessero in busta-paga almeno 2.000 euro mensili. Ovviamente non ho dato molto credito a questa sua “desiderata”. L’ho subito etichettata come una delle tante uscite per “arruffianarsi” gli insegnanti. Nulla più!

E i fatti mi hanno dato ragione! Ingenuamente qualche collega mi ricorderà che a giugno la Corte Suprema ha sanzionato l’incostituzionalità del prolungato blocco contrattuale, ma (aggiungo ) solo per il passato. Quindi di cosa ti preoccupi?

Il governo è obbligato da questa sentenza a rinnovare i contratti. Se fossimo in un contesto di rispetto dei diritti, la risposta degli ipotetici interlocutori avrebbe un fondamento certo e non basato solo sulla fiducia. Non vorrei, infatti, che il governo contrabbandasse i 500 euro come una tantum contrattuale e quindi non aprire le trattative.

L’ ha già fatto, anche se in un altro contesto e storia. Chi ricorda la sentenza della Suprema Corte sulla mancata rivalutazione delle pensioni (marzo 2015)?

Secondo questo pronunciamento il governo era obbligato a restituire le somme dovute perché la non indicizzazione degli emolumenti pensionistici, prolungata nel tempo, è elemento oggettivo di mancata valorizzazione dei medesimi.

Bene, il governo sostanzialmente ha ignorato la sentenza restituendo ad agosto solo una parte delle somme dovute (una tantum). Quindi “se il buon giorno – in questo caso si dovrebbe scrivere “il brutto giorno “ – si vede dal mattino”… Staremo a vedere!!! Quello che mi preoccupa è l’arroganza di questo governo e la nostra sostanziale debolezza come categoria.