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Coronavirus, didattica a distanza: i docenti la organizzano, gli studenti non si presentano

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La didattica a distanza, nei giorni di allontanamento forzato da scuola per otto milioni di alunni per ridurre il pericolo di contagio del Coronavirus, è l’unica “arma” in possesso dei docenti. I quali, in questo modo, possono allestire un contatto diretto con gli alunni. Ma serve la collaborazione di chi deve apprendere da casa. E dalle prime esperienze, sembrerebbe che latiti, soprattutto nella scuola secondaria.

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Il lato buono

Di buono c’è che il Ministero ha messo a punto strumenti di cooperazione, scambio di buone pratiche e gemellaggi fra istituti, webinar formativi, contenuti multimediali, piattaforme certificate, con collegamenti che consentono di utilizzare a titolo totalmente gratuito le piattaforme e gli strumenti messi a disposizione delle scuole, grazie a specifici Protocolli.

Certo, le lezioni on line possono rivelarsi molto impegnative. Sia per i docenti, sia per gli allievi. Lo dimostrano alcune esperienze scolastiche del 5 marzo, il primo dei dieci giorni di sospensione delle attività didattiche all’interno delle zone “non rosse”, durante i quali il ministero dell’Istruzione ha chiesto agli istituti di attivare “modalità di didattica a distanza”.

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Studenti convocati su WhatsApp

Il professor Nicola Massimi, docente di storia e geografia in una scuola del quartiere Prati di Roma, ha dato l’appuntamento telematico ai suoi studenti di seconda alle ore 8.30 in punto.

La “convocazione” era giunta alla classe tramite il gruppo WhatsApp con tutti i suoi studenti: il prof ha inviato ai suoi allievi, un video di storia e uno di geografia, chiedendo loro – scrive l’Ansa – “di visionarli e poi tenersi pronti per rispondergli”.

“Dormiglioni, dove siete!”

“Subito dopo vuole verificare se i ragazzi lo stanno seguendo: “Avete ricevuto?” “Dormiglioni, dove siete!”, tuona. Ma nessuno risponde.

Evidentemente, i suoi 28 studenti dormivano tutti placidamente (il prof deve averlo intuito), pensando che questi giorni di sospensione delle lezioni, piovuti come una manna inaspettata, siano per loro di tutto riposo”.

Il prof, ovviamente, non deve avere preso bene il silenzio degli studenti e ha fissa quindi regole ancora più perentorie. Stavolta, i ragazzi lo seguiranno? Il dubbio è lecito.

La prof mette ansia: 4 a chi non risponde on line

Una docente di Italiano del liceo Dante del torinese Floriana Messi, non è stata da meno del collega in servizio a Roma: si è collegata alla piattaforma web della sua scuola alle ore 8,35, ma ha trovato “collegato un solo allievo con un nick name che in lei suscita qualche interrogativo “Achillelauro17” che molto probabilmente il ragazzo usa per giocare ai videogame”.

La prof non l’ha presa affatto bene. Ma nemmeno gli studenti. “Dobbiamo essere on line dalle 8,10 alle 14,10 – ha detto sempre all’Ansa la sua allieva Flavia – ci ha detto che se non rispondiamo alle domande ci becchiamo una insufficienza. Possiamo rispondere con un messaggio vocale o scritto. Ora le regole sono più severe rispetto a quando frequentiamo: se non rispondiamo in classe prendiamo solo un meno, ora un 4”.

“È giusto, deve portare avanti il programma ma mette l’ansia il fatto che il prof possa chiamare da un momento all’altro e mettere un brutto voto”, ha concluso la studentessa rammaricata.

Meglio alla primaria

Sembra andare meglio nella scuola primaria. Se non altro, perché a mediare, tra i maestri e gli alunni, ci sono le famiglie. In questo ciclo scolastico, semmai, il problema è la mancanza di computer e connessioni adeguate e moderne.

Nella scuola di Carlotta, 6 anni, la maestra ha inviato ai genitori un Power Point vocale con il dettato per i suoi bambini: così, ha spiegato, i suoi alunni scriveranno come sono abituati a fare in classe, accompagnati dalla voce della loro insegnante.

La maestra di matematica Susy, invece ha inviato sulla chat dei genitori un allegato in cui insegna ai suoi allievi a fare le addizioni e le sottrazioni con le tabelle.

Mostra loro il quaderno, spiega come devono posizionare i numeri, secondo la colonna in cui li ha scritti e come devono procedere per il conteggio.