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Elezioni Rsu, hanno vinto i lavoratori: la Flc-Cgil scende per aver firmato un contratto al minimo?

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Cosa pensano i lavoratori della Scuola del nuovo contratto, recentemente firmato dai sindacati “maggiormente” rappresentativi? I risultati delle elezioni Rsu potrebbero darcene un’idea?

Quelli che ci rappresentano “maggiormente”

I sindacati “maggiormente” rappresentativi, nel loro complesso, arretrano. In particolare la Flc-CGIL: il più antico  e glorioso dei sindacati italiani, storicamente legato al PCI (ed ora al PD), retrocede fortemente rispetto ai livelli consueti di consenso: 18.000 voti in meno (dal 30% del 2015 al 26%); di conseguenza, molti meno seggi. E si fa quasi raggiungere dalla CISL (il cui partito di riferimento fu la Democrazia Cristiana), forte del 25% dell’elettorato. La UIL (vicina al vecchio PSI) cresce di mezzo punto e supera lo SNALS (sedicente “autonomo” e “antiideologico”, ancorché prossimo a posizioni moderate).

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Forse non ha giovato alla FLC-CGIL l’aver firmato un contratto che molti lavoratori della Scuola considerano alla stregua di una resa (se non di un tradimento), o quanto meno di un’accettazione piena delle politiche scolastiche governative?

Quelli che ci rappresentano “minormente

Meglio è andata infatti ai sindacati di base, malgrado le limitazioni imposte loro da una legge sulla rappresentanza sindacale a dir poco balorda che, impedendo la presentazione di liste nazionali, obbliga i sindacati piccoli a rimaner piccoli (potendo raccogliere voti solo nelle scuole ove riescono a presentare liste pur senza assemblee in orario di servizio, e dovendo calcolare la “maggiore” rappresentatività sulla media del 5% tra iscritti e voti raggiunti nelle elezioni RSU senza liste nazionali!).

Dei tre sindacati che nacquero dalle lotte dei Comitati di Base alla fine degli anni Ottanta (Gilda, UNICOBAS e COBAS, che il 17 febbraio 2000 riuscirono da soli, con un solo sciopero, a mandare a casa il Ministro Luigi Berlinguer per la vicenda del “Concorsone”), la Gilda è da anni firmataria di contratto: infatti ha firmato anche quest’ultimo (pur dopo averlo molto criticato) proprio l’ultimo giorno delle elezioni (19 aprile), a urne già chiuse. Malgrado l’escamotage, tuttavia, è stata quasi raggiunta dall’ANIEF, sindacato di base venuto alla luce solo pochi anni or sono (e che raddoppia i voti rispetto a tre anni fa): 8% Gilda, 6% ANIEF. Il sindacato COBAS, da sempre su posizioni marxiste, fa registrare un notevole incremento nelle scuole in cui ha presentato una lista (20% dei voti).

Molto bene anche UNICOBAS, il sindacato d’ispirazione libertaria non legato a partiti, che risulta primo sindacato in moltissime delle scuole in cui ha potuto presentare liste: tra cui alcuni storici licei romani (come il Liceo Classico “Terenzio Mamiani”) e milanesi, l’Istituto Comprensivo di Pontassieve in provincia di Firenze (il più grande d’Italia), e la scuola (ancora di Pontassieve) ove insegnò la coniuge di Matteo Renzi.

Perché non liste nazionali?

I dati, insomma, dimostrano inconfutabilmente che, se si votasse su liste nazionali, i rapporti di forza tra i sindacati della scuola sarebbero ben diversi dagli attuali. Sarà proprio per questo che della questione non si occupa nessun giornale e nessun partito? Come è possibile che un tale assordante silenzio, su una questione fondamentale come la democrazia sindacale, non venga rotto da nessuno tra i tanti strenui difensori della Costituzione che popolano la magistratura, il mondo dell’informazione, il Parlamento tutto (nessun partito e movimento escluso)?

Forse perché, come una collaboratrice scolastica ha suggerito pochi giorni fa a chi scrive, «Quelli che comandano ci dominano meglio se nei posti di lavoro veniamo indirizzati e tenuti buoni dai loro amici»? Chissà.

Cambia tutto perché nulla cambi?

Intanto, per il momento, anche dopo queste elezioni nulla sostanzialmente potrà cambiare. Le RSU potranno occuparsi soltanto di questioni minimali all’interno degli istituti scolastici; inoltre, quand’anche fossero interamente composte da membri dei sindacati di base, dovranno contrattare coi Dirigenti alla presenza dei territoriali non eletti dai lavoratori, ma nominati da CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda (sindacati rappresentativi “maggiormente” ope legis)! I quali interverranno a metter bocca sulla contrattazione in tutte le scuole, comprese quelle in cui nessuno li ha votati!

Inoltre, nelle scuole in cui un solo membro della RSU sia di un sindacato di base, egli comunque non potrà convocare assemblee in orario di servizio senza il consenso scritto degli altri RSU, benché lo Statuto dei Lavoratori dica testualmente, all’articolo 20, che le assemblee sindacali «sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali»; ed ancorché lo dica persino l’art. 2, comma 2, del CCNQ 7/8/1998 sulla costituzione delle RSU nel pubblico impiego (accordo intercompartimentale sottoscritto da CGIL, CISL, UIL, CONFSAL)!

Quanto è democratico tutto ciò? Interessa a qualcuno che non lo sia affatto (come d’altronde numerosissime sentenze hanno dimostrato), e che tuttavia la Costituzione continui a definire l’Italia “Repubblica democratica, fondata sul lavoro”?

Alvaro Belardinelli (esecutivo nazionale Unicobas)