Una maxi inchiesta della Procura Europea scuote il mondo dell’istruzione. Al centro dell’indagine, scrive l’Ansa, c’è la gestione illegale dei fondi comunitari destinati a scuole e università. L’inchiesta, riporta l’agenzia, è partita tre anni fa da Palermo con l’arresto di una preside del quartiere Zen, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica e pronta a imporre alla sua scuola di acquistare pc e tablet da una società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sé e per i familiari. Una viceda a cui anche La Tecnica della Scuola aveva dedicato un approfondimento.
Grazie alle rivelazioni di una dipendente della s.p.a complice, i pubblici ministeri hanno esteso gli accertamenti. Il caso della dirigente palermitana, che nel frattempo ha patteggiato, “era tutt’altro che isolato”, riporta l’agenzia. I magistrati hanno chiesto 16 misure cautelari e parlano di un “sistema perverso”. Secondo quanto scrive l’Ansa, diversi dipendenti pubblici, docenti e universitari avrebbero agevolato l’affidamento di forniture di beni e servizi a determinate aziende. In cambio accumulavano dei “tesoretti”, così li definivano, utilizzati per acquisti personali, soprattutto cellulari e smart tv.
“A fronte di atti amministrativi di tipo discrezionale a volte formalmente regolari“, scrivono i magistrati europei, citati sempre dall’Ansa, “la causa personalistica prevaleva su quella pubblicistica, lasciando spazio ad un asservimento dell’incarico pubblico svolto al fine personale”. L’indagine, coordinata dalla Procura Europea, punta ora a fare piena luce su un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe piegato risorse pubbliche a interessi privati, a scapito delle istituzioni che avrebbero dovuto beneficiarne.