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Ex preside arrestata: avrebbe piazzato amici tra supplenti, vessato docenti, usato la scuola come bancomat per traslochi

Redazione

Una ex dirigente scolastica di Crotone è finita ai domiciliari su richiesta della procura e per ordine del gip per peculato, concussione, corruzione e falso. Il motivo? Usava la scuola come un bancomat. Lo riporta La Repubblica.

Il modus operandi

La donna avrebbe usato i fondi della scuola per scroccare ristrutturazioni gratis per la casa del figlio a una ditta e traslochi gratis a un’altra, avrebbe piazzato amici e parenti fra i supplenti, taroccato documenti per favorire altri familiari, aggiustare (a pagamento) concorsi per l’erogazione di crediti Tfa necessari per l’insegnamento e persino per rinnovare gli ambienti a casa.

Secondo quanto é emerso dall’attività investigativa, come riporta Ansa, la dirigente avrebbe preteso, in particolare, dal titolare di un’impresa edile la rinuncia a crediti maturati per lavori eseguiti nell’abitazione del figlio, minacciando in caso contrario di escluderlo da futuri appalti per la scuola che dirigeva. In un altro caso, la stessa dirigente avrebbe costretto un imprenditore del settore arredamento a offrire gratuitamente denaro e mobili in cambio di una commessa scolastica.

Tra i capi d’imputazione anche episodi di corruzione relativi a concorsi per l’insegnamento di sostegno in cui l’ex dirigente avrebbe rivelato ai candidati, in cambio di denaro, le risposte ai test preselettivi. Al titolare del centro di formazione viene contestata la partecipazione agli stessi episodi di corruzione in quanto, secondo l’accusa, avrebbe accettato la promessa di denaro da parte di candidati che dovevano sostenere il concorso scolastico per l’insegnamento di sostegno. Lo stesso titolare, inoltre, é accusato di una presunta frode processuale per avere manomesso prove dopo il sequestro del suo telefono cellulare.

Una giungla di illeciti che i Carabinieri starebbero ricostruendo a partire dalla denuncia di uno degli imprenditori vessati. Praticamente per lei, specifica il gip, la scuola, era una “succursale della famiglia” utile per “appropriarsi indebitamente dei beni e delle risorse economiche” – inclusi tavolini da ping pong, un calcio balilla e un paio di poltrone – e per “ricattare imprenditori legati all’istituto da appalti pubblici e docenti, nel costante e spasmodico perseguimento di interessi privatistici”, un regno attorno a cui costruire “un vasto e consolidato circuito clientelare, foriero di continue richieste di aiuti e favoritismi”.

Per un posto, un aiuto al concorso, una segnalazione alla sua porta bussava chiunque da ex dirigenti comunali ai familiari. A partire dalla figlia, fra le docenti dell’istituto che amministrava, scoperta quando, dopo due mesi di assenza ingiustificata, per lei è stata avviata la procedura di licenziamento.

Il business era la formazione a pagamento

Per gli investigatori non si tratta di casi isolati, ma di un metodo che ha trasformato l’istruzione in un business criminale, che non si è esaurito neanche quando la ds è andata in pensione. “Ho un potenziale che mi proviene da anni ed anni, che posso sbancare quando io mi fermo (vado in pensione ndr). Sbanco più così che qui (da preside ndr)”, registrano i carabinieri. Più che una dichiarazione di intenti, una confessione. Finiti gli anni in cui la scuola è servita per incamerare indebitamente beni, relazioni e contatti, la preside – in combutta con il genero – si preparava a monetizzare il giro di clientele nel tempo costruito.

Il business era quello della formazione a pagamento, già testato ai tempi in cui era preside sempre disponibile, dietro adeguato compenso, a taroccare atti per permettere a uno studente di sostenere gli esami di maturità o a minacciare, ricattare e vessare docenti perché garantissero promozioni ad alunni che non lo meritavano. I soldi veri, con tanto di contabilità appuntata su un quadernetto trovato dai carabinieri, sono arrivati con la formazione a pagamento. Prima fra tutti, quella necessaria ad acquisire i crediti Tfa, fino all’anno scorso necessari ai futuri docenti per accedere ai concorsi o presentare domanda come supplenti.

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