Home Attualità “I cavalieri”: populismo e demagogia oggi come ai tempi degli antichi greci

“I cavalieri”: populismo e demagogia oggi come ai tempi degli antichi greci

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Se proprio ce ne fosse il bisogno, visto che ne siamo fortemente convinti da sempre e niente potrebbe farci cambiare idea, basterebbe seguire la messinscena della commedia di Aristofane “I cavalieri” – attualmente in scena al teatro antico di Siracusa nell’ambito del cinquantaquattresimo ciclo di rappresentazioni classiche proposte dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico, che il direttore artistico Roberto Andò vuole trasformare in un vero e proprio festival del teatro classico – per rendersi conto di come delle opere scritte molto più di duemila anni fa abbiano ancora una pregnante attualità e tanto da comunicare all’uomo del terzo millennio. Già con i tragici Euripide e Sofocle, che hanno preceduto in cartellone la commedia aristofanesca, i temi universali, da una parte, le diverse estetiche, le tecniche, le riletture più o meno coraggiose, dall’altra, hanno dimostrato quanti stimoli possa ancora determinare il teatro classico.

Nel caso dei “Cavalieri” salta immediatamente all’occhio, al primo strato di lettura, quello magari più superficiale, l’accostamento che il suo plot consente con il mondo politico contemporaneo, con il suo dilagante populismo, con le sue false promesse e con la sua traboccante demagogia, con la sua tendenza ad incastrare il popolo e piegarlo ai suoi voleri: una politica intesa al volgare sfruttamento e non certo al miglioramento della qualità della vita collettiva. L’Atene del 424 avanti Cristo non doveva differire di molto, dal punto di vista politico e quanto a degenerazione delle sacre istanze dei veri contenuti della vera Politica, diciamolo pure, dalla Roma del 2018 o da una delle altre capitali mondiali. E gli impietosi strali della satira di Aristofane, lanciati nel quinto secolo avanti Cristo, riescono a raggiungere obiettivi fin in questo nostro disastrato inizio di terzo millennio.

Ma la forza della realizzazione che il regista Giampiero Solari ha messo in atto con questa nuova produzione dell’Inda non sta solo negli accostamenti con il nostro presente, sarebbe poco. La sua maggiore efficacia risiede nell’avere messo insieme generi del teatro moderno, che sotto molti aspetti s’ispirano ad Aristofane, in un gioco di contaminazioni sempre vivace e brillante. Innanzitutto Solari ha rispettato la struttura della commedia aristofanesca rivivificandola: il prologo ha i toni della farsa popolare con le umorose figure dei due servitori Demostene e Nicia, interpretati, rispettivamente, dagli ottimi Giovanni Esposito e Sergio Mancinelli, che esaltano i tempi e i ritmi di una coppia comica à la manière dei fratelli De Rege o, se volete, di Ale e Franz); il coro si presenta in un’originale dimensione marionettistica, firmata da Daniela Cernigliaro, che spazia fra i pupi siciliani e i fantocci del Bread & Puppets anni Settanta, mentre i coreuti/cavalieri, istruiti da Simonetta Carli sulla coreografia di Lara Guidetti, hanno un corifeo d’eccezione, Roy Paci, che non lascia in camerino la propria tromba ma se la porta in scena per alternare alla recitazione il suono dello strumento con le belle musiche di scena che lo stesso bravo trombettista siracusano ha composto.

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Nell’agone entrano in scena, in un turbinio di azioni irresistibili Gigio Alberti, che è Paflagone, odiato primo ministro che verrà presto spodestato dal volgare Salsicciaio, cui dà voce e fisicità Francesco Pannofino, mentre un surreale Antonio Catania sbozza il suo Demo, vale a dire il popolo cosciente dei tradimenti che il politico gli riserva. E poi crediamo che possa essere considerata come moderna interpretazione di “parabasi” la parte in cui gli attori interagiscono con lo spettatore e gli si rivolgono direttamente, cercando, e ottenendo, la loro complicità.

Su una regia che Giampiero Solari delinea con mano sapiente, con ritmi agili e tempi puntualissimi, si muove un cast tutto di altissimo livello, che il pubblico gratifica con frequenti e convinti applausi. Repliche fino all’8 luglio, poi il festival siracusano continua nel segno di Aristofane e della commedia greca: dal 12 al 15 luglio, tornano in scena Salvo Ficarra e Valentino Picone per riprendere “Le rane”, produzione dello scorso anno, diretta da Giorgio Barberio Corsetti, che nella passata stagione registrò un notevole successo di pubblico