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I dirigenti tecnici e il nuovo sistema di valutazione

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Una delle famose tre gambe del sistema nazionale di valutazione, che il Consiglio dei Ministri ha varato la scorsa settimana, è rappresentata dal cosiddetto corpo ispettivo, che è in ultima analisi il vetusto ormai organismo degli ispettori ministeriali il cui compito, quando venne implementato ad opera di Casati, era quello di controllare e verificare l’andamento di ciascuna scuola, sia in ordine ai dirigenti e sia dei docenti e quindi verificare il regolare andamento della didattica e della gestione.
Ciò perché fu ritenuto ragionevole affidare a un corpo indipendente di persone qualificate il compito di sorvegliare il sistema, cercando di guidarlo nell’affrontare le sue criticità.
È noto però che col tempo questo apparato è andato assottigliandosi e a perdere perfino il suo ruolo, tanto che negli ultimi anni i vari uffici scolastici regionali e provinciali sono stati costretti a nominare, pro tempore, singoli dirigenti scolastici da inviare a “ispezionare” le Istituzioni in odore di “crisi” o su segnalazione per lo più dell’utenza o di docenti.
Al momento infatti ci sono complessivamente solo 36 ispettori in servizio rispetto ad un organico di 335 posti, mentre all’inizio degli anni ’90 l’organico degli Ispettori del Ministero ammontava a 695 unità.
In vista tuttavia di questa nuova fase, della formulazione cioè del sistema di valutazione nazionale, l’allora ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, bandisce il concorso a 145 posti e nomina la commissione giudicatrice presieduta da Raffaele Sanzo. Ma il governo Prodi viene sfiduciato e per fare ripartire la procedura concorsuale si attende la nomina del nuovo esecutivo che vedrà al Miur Mariastella Gelmini. Il concorso per ispettore deve iniziare con una prova preselettiva attraverso test a risposta multipla ma per un anno della selezione si perdono le tracce.
L’8 aprile 2009 la Gelmini nomina il nuovo presidente della commissione, il direttore generale Olimpia Cancellini, e rinnova l’intera commissione. Nel frattempo, la prima prova viene rinviata più volte e il 21 settembre del 2009, un anno e mezzo dopo la pubblicazione del bando, si svolge la prova preselettiva alla quale partecipano in 16mila, ma vengono ammessi agli scritti in 900.
E per un anno e mezzo si blocca tutto nuovamente. A rallentare ancora l’intera procedura non è certamente la correzione dei test che avviene con lettori ottici. Gli scritti – tre per ogni candidato – si svolgono a Roma tra il 28 febbraio e il 24 marzo 2011. Per correggere i 2.700 elaborati la commissione impiega ben 21 mesi: in media si procede al ritmo di sei al giorno. E lo scorso 18 dicembre arriva l’esito degli scritti: appena 79 ammessi agli orali su 145 posti messi a concorso.
Un numero evidentemente inferiore rispetto persino alla richiesta avanzata e al numero dei posti disponibili, per cui si cerca ancora di capire in base a quali criteri siano state valutate le prove, tanto che tutti gli esclusi stanno facendo richiesta di accesso agli atti per poter verificare i criteri di valutazione delle loro prove.
In ogni caso, questo concorso, come per certi versi tutti gli altri messi a dimora dal Miur, è stato caratterizzato, oltre che dai i rinvii, da ricorsi (circa 400 vincitori alle preselezioni furono esclusi dagli elenchi per un errore assolutamente pacchiano e sconsiderato) e da pronunciamenti dei giudici amministrativi, nonché, sostengono i sindacati, dalla assoluta mancanza di trasparenza in tutte le fasi del suo svolgimento.
E’ stata presentata anche un’interrogazione al Senato il 13/10/2009, ma l’Amministrazione ha perseverato nella sua posizione di chiusura e di mancanza di trasparenza, alimentando così i ricorsi giurisdizionali.
Per questo pensiamo che col prossimo governo si dovrebbe fare chiarezza su questo organismo, sul concorso ancora in itinere e avviare una diversa e più seria riflessione sulle finalità del corpo Ispettivo e soprattutto sulla sua utilità, visto che pare avere una funzione marginale nel nuovo sistema di valutazione.
Ad oggi, questa è la situazione degli ispettori in Italia: in Veneto e Molise sono andati tutti in pensione e in altre regioni, come la Sicilia, è rimasto in servizio un solo ispettore che deve farsi carico di oltre mille scuole. L’organico dei dirigenti tecnici prevede 335 posti, ma al momento la macchina scolastica del Paese può contare soltanto su 36 ispettori. E anche quando i 79 ammessi agli orali dovessero tutti entrare in servizio rimarrebbero scoperti ben 220 posti: il 65 per cento del totale.